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Justin Timberlake al Super Bowl, tanta sobrietà e poca azione

Con un commovente tributo a Prince, Timberlake conquista Minneapolis

  • 4’ di lettura

L’Halftime Show. Uno spettacolo fugace ma allo stesso tempo di immenso impatto, piazzato nell’intervallo del Super Bowl per intrattere milioni di spettatori e dare gloria eterna agli artisti a cui viene concesso l’onore di esibirsi.

I cantanti più celebri al mondo hanno brillato su questo palcoscenico: Michael Jackson, U2, The Rolling Stones, Bruce Springsteen e The Who solo per citarne alcuni.

Quest’anno il privilegio è toccato a Justin Timberlake, che dopo le due performance con gli ‘N Sync nel 2001 e con Janet Jackson nel 2004 ha visto per la prima volta il palco tutto per sé. Spaziando tra vecchi successi come “Cry Me a River” e “Rock your Body”, e nuove hit come “Mirrors” e la ancora più recente “Can’t Stop the Feeling!”, la star di Memphis ha dato l’impressione di essersi davvero divertita allo U.S. Bank Stadium di Minneapolis, concedendo anche un selfie in chiusura ad un fortunato ragazzino tra la folla.

A dir poco toccante il tributo fatto a Prince (nel 2007 lo stesso era stato a sua volta leader dell’Halftime Show), leggenda della musica scomparsa nel 2016 e nata proprio a Minneapolis. Timberlake ha scelto di omaggiarlo con una cover di “I Would Die 4 U”, affiancato da un enorme telo bianco sul quale è stata proiettata l’immagine del celebrato in un emozionante duetto virtuale.

Lo spettacolo regalato dal marito di Jessica Biel nella notte del 4 Febbraio è stato accompagnato inoltre dalla pubblicazione del nuovo album “Man of the Woods” e dall’annuncio di un tour mondiale.

Sembrerebbe tutto rosa e fiori raccontata in questo modo. Eppure, non è andato così tanto per il verso giusto.

Il web si è scatenato con le polemiche, che vanno dall’outfit indossato dal cantante ai problemi di audio che in alcune parti dello show hanno smorzato totalmente la sua stessa voce. Poi è stata criticata la mancanza di ospiti, in particolar modo quella di Janet Jackson: Timberlake avrebbe potuto offrirle un’occasione dopo lo scandalo del “Nipplegate” accaduto nel 2004, pagato per lo più dalla collega.

Per solidarietà i fan della Jackson hanno così lanciato un hashtag, #JanetJacksonAppreciationDay, che subito è arrivato in top trend sui media. Anche il tributo a Prince per quanto coinvolgente non è stato esente da disapprovazioni, giunte per lo più dai sostenitori del defunto e rivolte maggiormente all’utilizzo del telo sopracitato.

Ma ciò che più di tutto non è stato apprezzato è stata la mancanza di uno spettacolo vero e proprio, da Halftime Show per meglio dire, come ne hanno concessi nel passato più recente Madonna, Beyoncè, Katy Perry e Lady Gaga.

Pieni di scenografie mozzafiato, di effetti, di creazioni da lasciare a bocca aperta. Justin Timberlake, forse per non ripetere gli errori del 2004, è come se ci fosse andato troppo cauto, basando la sua performance unicamente sul ballo come punto di forza. Una scelta che evidentemente non lo ha ripagato.

Il cantante/attore però di certo rimarrà sulla cresta dell’onda, orgoglioso di aver potuto aggiungere alle sue esperienze di vita un’opportunità tanto grande.

E lo stesso ci si augura per Pink, bersagliata dai media per aver sputato una caramella (che l’artista stava utilizzando per il mal di gola) poco prima dell’esecuzione dell’inno nazionale. Dura la vita delle star, vero?

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