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Lo strano caso di Malcolm Butler

Lo strano caso di Malcolm Butler

Perchè Butler è stato messo in panchina al Super Bowl?

Il mondo del football è da sempre spietato e crudele, tantissimi sono i giocatori che non hanno avuto possibilità o sono stati cacciati dalla squadra al primo errore. Alle volte poi non basta nemmeno inventarti la giocata nell’evento più importante dello sport americano. Questo è il caso di Malcolm Butler, CB dei New England Patriots.

La sua storia è una di quelle che rappresentano il sogno americano; non scelto al Draft 2014, viene firmato da undrafted rookie dai Patriots, si guadagna un posto a roster ma resta in panchina per praticamente tutto l’anno.

Al Super Bowl 49 contro i fortissimi Seattle Seahawks scende in campo nel secondo tempo al posto di un pessimo Kyle Arrington, ripaga il suo allenatore con l’intercetto a 20 secondi dalla fine sulla goal line che regala il quarto titolo alla sua squadra.

Butler continua a impressionare quando nel suo primo anno da titolare riesce a strappare una convocazione al Pro Bowl, mentre nel suo terzo anno da titolare vince il secondo Super Bowl in tre anni.

Forse è qui che si rompe qualcosa tra Malcolm ed i Patriots. Malcolm Free Agent pretende un contratto faraonico, ma Belichick lo costringe a firmare un tender (contratto basso tramite regola particolare) e firma con un contratto milionario un altro CB: Stephon Gilmore.

Non a caso Butler gioca forse la peggior stagione in carriera, condita sicuramente di alti e bassi. Nonostante ciò gioca il 97.8 degli snap difensivi della sua squadra, praticamente quasi tutti. Arriviamo quindi al giorno del Super Bowl 52 e Butler piange durante l’inno.

Qualcuno avrà pensato forse è solo emozionato, cosa inusuale per uno capace di giocare due Super Bowl in tre anni (con tutte le emotività che può portare un Grande Ballo).

Infatti Butler non è emozionato, è solo deluso di non poter dare il suo contributo alla squadra perchè il suo allenatore lo ha escluso dal match. Più volte le telecamere lo inquadrano sulla sideline, ma niente Belichick non si convince a metterlo in campo. Nemmeno vedendo che i sostituti Rowe e Bademosi stanno soffrendo, niente di niente.

L’unica cosa che è riuscito a dire Butler è stata “Hanno rinunciato a me”.

Il Motivo?

Probabilmente non lo sapremo mai vista la riservatezza dell’ambiente Patriots e di un coach del calibro di Bill Belichick.

Diverse sono state le ipotesi dell’esclusione di Butler: da accuse di erba a una violazione del coprifuoco, passando per una partecipazione a un concerto.

Butler in realtà ha negato tutto, dicendo anche che le cose dette sono un danno sia per lui che per la sua famiglia. Lo stesso Belichick post-partita ha negato che l’esclusione fosse a causa di problemi disciplinari, ma che fosse una scelta tecnica. Non è la prima volta che Belichick compie decisioni rischiose, tra gli esempi più noti Jamie Collins e Wes Welker, quasi sempre ha avuto ragione lui, ma si sa che a tirar troppo la corda prima o poi si spezza.

Non sapremo mai se con Butler i Patriots avrebbero vinto il match, possiamo dire che sacrificare uno dei giocatori simbolo della franchigia (difensivamente parlando) a poche ore dal match (come hanno dichiarato alcuni giocatori), ha sconvolto l’ambiente.

Quello che si sa con quasi certezza è che Butler abbandonerà i Patriots tra circa un mese visto che sarà Free Agent.

Lui è la dimostrazione del fatto che nel football non esiste riconoscenza, puoi aver fatto una delle migliori giocate degli ultimi 10 anni ed essere comunque scaricato.

Malcolm avrà modo di rifarsi da qualche altra parte, anche se nonostante le varie problematiche con lo staff tecnico ha ricevuto diverse parole dolci dai suoi compagni. Si sa che nei Patriots l’uomo più importante è Tom Brady, 5 anelli in carriera, che nel 2015 regalò a Butler il premio del Super Bowl (una macchina), dopo quell’intercetto epico.

Brady ha commentato sotto al post di Instagram di Butler:

“Love You Malcolm. You are an incredible player and teammate and friend. Always!!!” (Ti Amo Malcolm. Tu sei un incredibile giocatore, compagno di squadra e amico. Sempre!!!).

Il destino è spesso beffardo, la carriera di Butler ai Patriots era iniziata in un Super Bowl in quel pianto di gioia dopo l’intercetto più bello della storia dei Patriots ed è finita esattamente nello stesso posto, stavolta in lacrime di delusione.

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