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La NFL multerà le proteste durante l’inno e scoppia la polemica

La NFL obbligherà i giocatori a restare in piedi durante l'inno nazionale: se si ripeteranno gesti simili, le squadre saranno multate.

  • 3’ di lettura

La National Football League ha deciso: inginocchiarsi, sedersi o protestare durante l’inno degli Stati Uniti è contro il regolamento.

I proprietari delle squadre NFL hanno concordato l’obbligo di richiedere ai giocatori di restare in piedi durante l’inno nazionale, dando loro in alternativa l’opzione di restare negli spogliatoi.

Dunque a partire dalla stagione NFL 2018 sarà concesso a qualunque giocatore volesse protestare contro le diseguaglianze di rimanere negli spogliatoi durante l’intonazione di “The Star Spangled Banner” da parte del cantante o della banda di turno.

Ma nel caso in cui anche un solo giocatore decidesse di presentarsi in campo e non rispettare l’inno, sarebbe la squadra (e non, dunque, il singolo) a subire ripercussioni economiche da valutare a seconda della situazione.

Si tratta di una presa di posizione molto decisa da parte della Lega, il cui obiettivo è, naturalmente, evitare divisioni di genere socio-politico tra i tifosi, cosa che costerebbe caro in termini di visibilità e, di conseguenza, di introiti economici.

A far scalpore, però, sono le parole di alcuni personaggi del mondo politico Americano, i quali non ci hanno pensato due volte prima di rivendicare questi provvedimenti come una vittoria.

In particolare il Presidente Donald Trump, che già in passato aveva espresso la sua posizione apostrofando i giocatori che avevano protestato “Figli di…”, ci ha tenuto a sottolineare che secondo lui chi non mostra orgoglio e rispetto nei confronti dell’inno nazionale, forse non dovrebbe restare nel Paese.

Anche il Vice-Presidente Mike Pence si è fatto sentire sui social, utilizzando l’hashtag #winning per esprimere la sua soddisfazione rispetto alla decisione presa dalla NFL.

Dal canto loro, i giocatori hanno espresso opinioni contrastanti: se il WR dei Vikings Stefon Diggs ha affermato di far parte di un’organizzazione e di appoggiare le decisioni dei suoi datori di lavoro indipendentemente dal credo politico, il DE degli Eagles Chris Long si è scagliato contro una Lega che “ha timore di opporsi a un Presidente che potrebbe rivoltare il proprio elettorato contro un’azienda (la NFL, ndr)”.

È, infine, importante sottolineare che la NFLPA, il sindacato dei giocatori di NFL, non è stata minimamente interpellata prima dell’approvazione della nuova regola: in virtù di ciò, i suoi rappresentanti hanno affermato vigorosamente di voler contestare la decisione presa.

Infatti secondo loro è in contrasto con le parole del Commissario Roger Goodell e di John Mara “riguardo i principi, i valori e il patriottismo della Lega”.

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