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San Francisco 49ers

The Catch: la storia di Dwight Clark

Alla scoperta della ricezione più famosa della NFL

  • 13’ di lettura

È morto all’età di 61 anni Dwight Clark, l’autore della famosa azione soprannominata “The catch” (la ricezione), che avvenne nella finale di Conference NFL 1981-1982.

Durante quella gara contro i Dallas Cowboys, Clark segnò uno storico touchdown dopo aver ricevuto una palla a seguito di un lancio di Joe Montana: ancora oggi quell’azione è considerata fra le migliori nella storia del football americano.

Clark era malato da tempo di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, malattia neuro-degenerativa che purtroppo colpisce moltissimi sportivi, ma anche le persone comuni, causandone prima la paralisi e poi la morte.

Un simbolo per tutti

Dwight Clark venne scelto nel decimo giro del Draft NFL del 1979 ed ebbe una spettacolare carriera coi 49ers in cui ricevette 506 passaggi per 6.750 yards e segnò 48 touchdown, oltre a guadagnare 50 yards su corsa. Guidò la NFL in ricezioni (60) nella stagione 1982 accorciata dallo sciopero, venendo convocato due volte per il Pro Bowl nel 1981 e 1982 in nove stagioni da professionista.

Dopo che Walsh scelse Clark, egli fece allenare lui e il quarterback Joe Montana in passaggi dell’ultimo secondo (Hail Mary) da 20 yards nella zona cruciale del campo alla fine di ogni allenamento. Walsh volle assicurarsi che essi potessero completare qualsiasi passaggio nella red zone.

Dunque non è così semplice spiegare cosa realmente rappresentava per il popolo della Bay Area questo giocatore.

Che valore ha la giocata The Catch per la comunità di San Francisco e dintorni? Non si tratta solo di sport, ma molto di più!

Quello che lo storico commentatore Vin Scully etichettò in diretta “It’s a madhouse at Candlestick!” si rivelò appunto un sorprendente incontro di comunità. Un cambiamento di atteggiamento, mentalità e morale.

Un uomo, una leggenda

Clark fu la parte dell’equazione che non si poteva prevedere. Non era il giocatore di spicco dei 49ers, ovviamente, ma ha realizzato il momento più importante della storia della franchigia.

Per quanto fosse forte, Joe Montana aveva bisogno di qualcuno in grado di raccogliere le preghiere lanciate con quel passaggio della disperazione in end zone.

Era Clark! Quel ragazzo di campagna del North Carolina, che aveva studiato a Clemson e fu scelto tardi al Draft dai 49ers, approdato in una città (San Francisco) così distante dalle sue radici e la sua sensibilità.

Ma Dwight, con il suo aspetto da attore di Hollywood, il modo di fare educato ed il suo spiccato senso dell’umorismo, ha catturato i cuori di tutti i tifosi della NFL. Per sempre!

Ronnie Lott, Eddie DeBartolo Jr., Joe Montana, Keena Turner, Roger Craig, Jerry Rice e molti altri nomi d’eccellenza della NFL, a testimonianza di quel forte legame forgiato anni fa nelle prime squadre della dinastia dei 49ers erano solite tenergli compagnia nella sua tenuta in mezzo la natura del Montana. Lì Dwight cercava di vivere serenamente le fasi della malattia attorniato dalla amata moglie Kelly, la famiglia e le passioni (tra cui i cavalli).

Tra le numerose reazioni di personaggi illustri, da notare quella del quarterback dei Patriots Tom Brady, che rivivendo alcuni attimi della sua gioventù ha scritto:

“Dwight Clark è stato uno dei miei idoli quando sono cresciuto a San Mateo. Ho avuto la fortuna di essere presente allo stadio quando il mio eroe Joe Montana ha piazzato perfettamente il lancio della vittoria preso da Dwight nell’angolo della end zone per battere i Cowboys nella stagione 1981.

Avevo solo 4 anni, ricordo di aver pianto tutta la partita perché non riuscivo vedere il campo da gioco quando gli adulti si alzavano per sostenere i 49ers. Successivamente ho avuto la possibilità di incontrarlo quando ci è capitato di condividere lo stesso dentista a San Mateo.

Ho sabotato una delle sue visite, solo per incontrarlo e stringergli la mano. Nonostante tutto è stato incredibilmente gentile con me quel giorno. Mai dimenticherò l’impatto che ha avuto su di me. Sono veramente triste, quando ho sentito parlare della sua scomparsa. So che ora sta finalmente riposando in pace dopo aver combattuto valorosamente contro una malattia così terribile. Grazie per i bei ricordi “.

The Catch, una ricezione storica

Tutti lo vogliono ricordare quando a 25 anni svettava nell’angolo destro della zona nord del Candlestick Park di San Francisco e The Catch entrava nella storia.

Quella ricezione di 6 yard ha dato la vittoria 28-27 ai 49ers contro i Cowboys nella finale di NFC Championship, ha spedito la franchigia californiana al primo Super Bowl ed è diventata a tutti gli effetti la nascita di una delle più grandi dinastie della NFL.

Lo schema, conosciuto come “Sprint Right Option”, ha oscurato gli altri traguardi raggiunti in nove anni di carriera da Clark (1979-1987) interamente spesi con i 49ers. È andato due volte al Pro Bowl e ha realizzato i seguenti record della franchigia:

4° giocatore con maggiori ricezioni (506);
3° con più yard (6.750);
6°con più touchdown (48).

Una carriera da vincente

Clark ha vinto due Super Bowl come giocatore e tre da dirigente, ha fatto parte della classe inaugurale nel 2009 dei 49ers Hall of Fame e la sua maglia numero 87 è stata ritirata nel lontano 1988.

Di 12 giocatori 49ers presenti in questa lista, Dwight , il difensore di linea Charlie Krueger ed il quarterback John Brodie sono gli unici senza la giacca dorata proveniente dalla Pro Football Hall of Fame di Canton Ohio.

Come wide receiver Clark non aveva una grande velocità, ma si impegnava molto e nel collettivo di squadra con i suoi valori e principi faceva da collante al gruppo. Fuori dal campo amava l’auto-ironia.

Famosa fu la sua battuta quando nel 2013 all’ultima partita dei 49ers al Candlestick Park disse: “Questo campo di gioco era come una piccola palude. Per un ricevitore lento come me è stato fantastico, ha rallentato tutti gli altri adeguandoli alla mia velocità”

Quello che rappresentava questa persona per la collettività lo si può far presente raccontando un fatto risalente al 1988. Il giornale The Chronicle recensì con poco entusiamo il ristorante appena aperto di Clark a Redwood City.

Risultato? Una valanga di lettere verso l’editore accusato di non aver omaggiato un uomo che con tanta distinzione e dedizione aveva servito la città.

Aveva un bell’aspetto, una politica che si basava su etica e lavoro, tanto sacrificio ed una storia da sfavorito.

Nato l’8 gennaio 1957, a Kinston, nel nord della Carolina, Clark è stato scelto tardi al Draft 1979 dai 49ers, al decimo giro. Alle spalle aveva una carriera anonima a Clemson, iniziata come strong safety ed un quasi abbandono agli studi dopo il primo anno. Clark con la jersey delle tigri blu-arancio terminò con totale di 33 ricezioni, di cui 11 nella sua ultima stagione.

“Se il mio futuro nel football fosse stato deciso da quello che ho fatto all’università”, ha detto Clark nel 1985, “ora sarei nella catena di fast food Wendy’s a lavorare”.

Tuttavia, Clark è stato scoperto da Bill Walsh per caso. Nel 1979, Walsh chiamò per fare un provino pre-draft il compagno di stanza di Clark, il quarterback di Clemson Steve Fuller. Clark, mentre usciva dalla porta della stanza per giocare a golf, rispose al telefono. Walsh chiese a Clark se avrebbe partecipato alla prova per catturare i lasciapassare di Fuller, e Clark, dopo aver accettato l’invito, finì per prendersi tutte le attenzioni dell’allenatore.

“Tutta la mia storia”, disse una volta Clark, “è basata sul trovarsi al posto giusto nel momento giusto”.

Al suo primo Training Camp con i 49ers, strinse subito amicizia con il compagno di stanza, un rookie come lui, un certo Joe Montana. Spesso quest’ultimo ha ricordato Dwight come il coinquilino che non aveva mai disfatto le valigie, per convinzione di essere tagliato.

Nel 1987, prima della sua ultima stagione, Clark subì tre interventi al ginocchio sinistro, e fece una stagione con sole 24 ricezioni ed un totale di 290 yards, il suo peggior record di sempre.

Prima della sua ultima partita (ai playoff contro i Vikings), molti fan avevano già intuito quale sarebbe stato il prossimo destino del loro idolo.

Per sostenerlo scrissero migliaia di lettere a Sports Illustrated chiedendo di mettere in copertina la famosa immagine di Clark che sovrasta il cornerback dei Cowboys Everson Walls.

Il ritiro e la malattia

Dopo nove stagioni di successo coi San Francisco 49ers, Dwight Clark si ritirò nel 1987.

La squadra ritirò la sua maglia numero 87. Dopo il ritiro lavorò nella dirigenza dei San Francisco 49ers e dei Cleveland Browns.

Ritirato dal football giocato, Clark è restato vicino allo sport dello sferoide prolato. Dal 1990 al 1998 ha lavorato nel front office dei 49ers, di cui gli ultimi tre anni come direttore generale della squadra. La stessa posizione, l’ha poi ricoperta ai Browns (1999-2001) senza particolare successo.

Il mandato come dirigente NFL terminò dopo il record negativo della franchigia di Cleveland 12-36 in tre stagioni, seguiti da altri problemi finanziari. Ebbe periodi difficili, fece investimenti sbagliati nel campo immobiliare che lo costrinsero a vendere i suoi adorati cinque anelli Super Bowl.

Intervistato da ESPN nel 2013, l’ex giocatore ammise di essere stato salvato dal suo storico presidente Eddie DeBartolo Jr., che una volta venuto a conoscenza delle difficoltà di Clark, gli ha spedito un assegno di $ 5,000 ed un invito a tornare nella Bay Area, dove li Clark ha subito ripreso come business operations con i 49ers.

Clark e DeBartolo avevano un legame stretto. La battaglia alla malattia lo ha notevolmente evidenziato. Basti pensare che durante la sua carriera da giocatore, Clark con le sue radici del sud, disse che non aveva mai abbracciato o baciato un altro uomo fino a quando non si unì ai 49ers e DeBartolo iniziò a riempirlo di affetto.

Nel marzo 2017, quando Clark annunciò pubblicamente di avere la SLA, DeBartolo non esitò portando subito Clark in Giappone per ottenere una fornitura di tre mesi di un farmaco che potesse rallentare gli effetti della malattia. Sempre al suo fianco.

Clark ora se n’è andato. Ma vivrà per sempre nei nostri ricordi e nei nostri cuori. Mani protese verso il cielo, e quel corpo che lo ha lasciato nella storia.

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