Seguici su

New York Jets

New York Jets, sogno o son desto?

  • 7’ di lettura

“Leaving New York never easy” cantavano i R.E.M. “Win in New York never easy”, potrebbero parafrasare i tifosi newyorkesi dell’NFL. Perché, davvero, se vincere è sempre difficile, farlo nella Grande Mela sembra esserlo il doppio.

Questione di pressione, di aspettative, di una tendenza a esaltare gli eroi di una sera per poi dimenticarli subito dopo nella polvere di una città che non ammette la mediocrità.

Sarà anche per questo che, a inizio stagione, tutti gli analisti davano i New York Jets come la Cenerentola designata. Ed è forse per lo stesso motivo che ora, a metà del cammino e con un inaspettato 4-5 come record, quasi nessuno si azzarda a spendere una parola che vada oltre la sorpresa.

 

Advertisement

 

I commenti post partita delle 4 W arrivate finora hanno il più delle volte sottolineato le sconfitte degli avversari piuttosto che le vittorie dei Jets. Eppure, tolte le prime due giornate “perse con merito”, le tre sconfitte consecutive con Patriots, Dolphins e Falcons avrebbero potuto avere tutte un esito diverso. Contro New England c’è stata una chiamata arbitrale tra le più discusse della stagione, con il possibile touchdown di Sefarian-Jenkins trasformato nel fumble che ha ridato palla a Brady. Contro Miami è stato dilapidato un vantaggio di 14 punti e McCown si è fatto sfuggire uno sciagurato intercetto in una partita per il resto più che positiva. Contro Atlanta, oltre ai due errori di Catanzaro sotto il diluvio, è arrivato il pasticcio sulla ricezione di punt di Jeremy Kerley, che ha regalato palla ai Falcons a sole 15 yard dalla meta.

(Vincent Carchietta/USA Today)

Certo, ancora una volta tocca dire che, nello sport, i “se” non contano nulla, ma indubbiamente è giusto sottolineare come dalla terza giornata in poi la Green Gang abbia dato del filo da torcere a tutti.

Forse, dunque, il bicchiere è mezzo pieno. E spieghiamo perché.

Innanzitutto il fatto che Todd Bowles sia tra i papabili per il premio di coach dell’anno, la dice lunga sulla qualità dell’uomo chiamato a riportare i Jets a quei play off che non si vedono dal 2010. Se due tra i quarterback più girovaghi dell’NFL, mai del tutto convincenti nella loro carriera, hanno vissuto a New York la loro migliore stagione (Fitzpatrick nel 2015 e McCown oggi), significa che il sistema di gioco funziona e che ci sono delle basi sulle quali costruire. Basi che non rispondono a nomi altisonanti, lasciati tutti partire durante l’estate, ma che danno alla squadra molta più prospettiva di quanto non si creda.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement

 

Il WR Anderson (24 anni) sta mostrando doti importanti, e non va dimenticato che mancherà per tutta la stagione quel Quincy Enunwa (25 anni) capace di raccogliere, nel 2016, 857 yards. Se si aggiunge il TE Austin Seferian-Jenkins (24 anni) e il più “maturo” ex Seahawks Jermaine Kearse, le mani affidabili non sembrano mancare.

(Vincent Carchietta/USA TODAY)

Sulle corse Forté garantisce esperienza e Bilal Powell pare aver trovato la maturità giusta per diventare una certezza. È vero, qui l’età non gioca a favore, ma proprio per questo si guarda con evidente soddisfazione a Elijah McGuire (23 anni), chiamato in causa già per 61 portate (4 più di Forté) che hanno fruttato 237 yard.

Chiaro, rimane aperto il capitolo QB, visto che, da Hackenberg a Petty, le scelte degli ultimi draft non hanno trovato spazio finora e non sembrano poterlo fare in futuro. McCown non può essere un nome di prospettiva e, questa estate, il management è chiamato a una decisione importante. Paradossalmente, la discreta annata allontana i Jets dalle primissime scelte del draft, ma la storia insegna che fior di campioni possono nascondersi anche parecchi giri dopo il primo, a meno di non sondare, ancora una volta, il mercato dell’usato (più o meno) sicuro.

 

Advertisement

 

Se la cabina di regia rimane, dunque, il grosso e decisivo punto di domanda, le speranze più solide arrivano dalla difesa, dove le mosse del general manager Mike Maccagnan si stanno rivelando azzeccatissime. La safety Jamal Adams è senza dubbio in lizza per il Rookie of the Year, che probabilmente non vincerà ma solo perché le alternative sono fenomenali (leggasi Hunt, Fournette e Watson, almeno fino all’infortunio). A lui si affianca Marcus Maye, che sta facendo ricredere a suon di prestazioni convincenti chi ha storto il naso quando i Jets hanno chiamato una safety anche al secondo giro del draft 2017.

Andando indietro di un anno, dal draft 2016 sono arrivati il linebacker Darron Lee e, al terzo giro, Jordan Jenkins, outside linebacker fresco di premio di miglior difensore AFC della settimana. Prima, nel 2015, fu la volta di Leonard Williams, defensive end già convocato al Pro-Bowl.

Insomma, tanti ragazzi giovani e di prospettiva, a cui sicuramente manca ancora la continuità e, forse, la consapevolezza del loro valore, ma sui quali si potrebbe costruire qualcosa di duraturo. Dunque forse, tutto sommato, il futuro potrebbe essere guardato con un po’ più di ottimismo rispetto a quanto aleggi nei commenti riguardanti la Grenn Gang. Nonostante “Win in New York never easy…”

Advertisement
Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Di più New York Jets