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Perchè gli Steelers hanno tagliato James Harrison?

Svelato il mistero sul licenziamento di Harrison

  • 5’ di lettura

In realtà gli Steelers non hanno rilasciato Harrison, ma è stato lui a “tagliarsi da solo”: queste sono le parole di Bud Dupree, OLB di Pittsburgh al terzo anno nella Lega e compagno di reparto del neo-acquisto dei Patriots.

Secondo quanto riportato da molteplici fonti all’interno dello spogliatoio, infatti, il 39enne Harrison, (detentore del record per il maggior numero di sacks nella storia della franchigia), avrebbe fatto di tutto per spingere la dirigenza guidata da Kevin Colbert a rilasciarlo.

Dupree, comunque, è senza dubbio l’ex-teammate che si è lasciato andare alle dichiarazioni più scottanti, affermando che Harrison per tutta la stagione non si è comportato da leader, ma, anzi, ha spesso contribuito a creare un’atmosfera tesa e poco professionale, “sputando” (metaforicamente) in faccia a Coach Tomlin e Mr.Rooney.

Tra le varie cose, lo ha infatti accusato, in un’intervista radiofonica, di essere stato poco presente ai meeting tenuti dal linebackers coach Joey Porter e di dormire, russando rumorosamente sulla sua sedia reclinabile, quelle poche volte in cui degnava i compagni della sua presenza.

A questo si aggiunge il fatto che nelle ultime 4-5 settimane, appena ricevuta la notizia che sarebbe stato dichiarato inattivo per la partita di turno, abbia deciso ogni volta di lasciare lo stadio, mancando chiaramente di rispetto a compagni, allenatori e tifosi.

Come se non bastasse, Dupree ci ha tenuto a precisare che i video virali in cui il numero 92 dà a vedere le sue abilità di weightlifter erano un chiaro tentativo di mostrarsi superiore ai compagni ai quali, per ovvie ragioni mediche, non era consentito dagli strength coaches di effettuare simili esercizi.

Dulcis in fundo, Harrison si è reso colpevole anche di rifiutarsi di andare a trovare Ryan Shazier in ospedale dopo il gravissimo infortunio che lo ha visto protagonista nel match contro i Bengals.

Un altro giocatore che ci ha tenuto ad affrontare il problema è Maurkice Pouncey, centro titolare degli Steelers che, parlando con i media nel post-allenamento, ha sottolineato che è stato Harrison a pretendere il rilascio e che, a suo parere, si è dimostrato un codardo non rendendo chiara la situazione al pubblico e addossando le colpe all’organizzazione. Interrogato, poi, sugli effetti che questa decisone avrà sugli equilibri in campo e nello spogliatoio, Pouncey ha espresso la sua fiducia in una squadra matura, che in nessun modo si lascerà influenzare dalla situazione nella corsa all’ambito settimo Super Bowl.

Dal canto suo, intanto, Harrison ha descritto la scelta di aggregarsi ai Patriots come puramente economica, aggiungendo che prima di firmare ha avuto un momento di esitazione dettato da ciò che la compagine di Foxborough ha sempre rappresentato per Pittsburgh. Nella stessa occasione, però, non si è certo contenuto nel criticare gli Steelers, accusandoli di non aver rispettato la parola data e di avergli concesso un ruolo troppo limitato nel progetto difensivo del team.

Harrison in maglia Patriots (AP/Matt West)

Se, dunque, nelle prime ore la scelta degli Steelers di lasciarlo andare era stata vista da molti come un folle insulto ad un giocatore che ha fatto la storia della squadra, dopo le ultime novità appare chiaro che Tomlin, Colbert e Art Rooney avessero le mani legate, nonostante fossero pienamente consapevoli dei rischi che tale scelta avrebbe comportato.

Purtroppo per loro, infatti, il genio di Bill Belichick ha saputo cogliere ancora una volta la palla al balzo, ingaggiando Harrison in modo da poterlo sfruttare non solo come l’ottimo giocatore che ha sempre dimostrato di essere, ma anche come un’inesauribile fonte di informazioni sugli eterni rivali della AFC.

Indipendentemente dall’opinione che ognuno di noi può sviluppare riguardo questa intricata vicenda, resta comunque il fatto che, considerando le abilità che hanno dimostrato quest’anno le due squadre, l’approdo in Massachussets di Harrison potrebbe regalarci uno degli AFC Championship games più sentiti e spettacolari di sempre e chissà che ancora una volta proprio lui non si renda l’indiscusso protagonista di un eventuale scontro fra titani, come già ha fatto innumerevoli volte in carriera.

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