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NFL Playoff, tra differenti stati d’animo

La psicologia della NFL

  • 11’ di lettura

Si dice sempre che, oltre a tecnica e valori in campo, la motivazione e la condizione psicologica possono fare la differenza. Il piccolo Davide, contro il gigante Golia, oltre alla mira infallibile, se non avesse creduto di poter avere la meglio… non ce l’avrebbe mai fatta.

Quindi, ora che la stagione ha raggiunto il suo culmine apparecchiando il ricco piatto dei playoff, oltre a tutte le disamine tecniche che nessuno si fa certo mancare, proviamo, qui, a dare un’idea dello stato d’animo con il quale le diverse squadre si presentano al decisivo mese di gennaio.

New England: insaziabili

Diciamocelo: i Patriots non è che abbiano bisogno di particolari motivazioni. I playoff sono il loro habitat naturale ed entrarci con prospettive di Superbowl è il minimo sindacale nella testa della truppa di Belichick. Se qualcuno avesse mai avuto dei dubbi c’è stato un piccolo episodio nel match dell’ultima giornata molto significativo: partita contro i Jets già messa in ghiaccio. Su un terzo down Brady lancia per Cook, il passaggio è leggermente lungo e finisce incompleto. Beh, lo sguardo di Tom, il gesto di stizza e il chiarimento con il suo ricevitore sulla traccia da seguire spiegano molto del perché New England sia, da qualche anno a questa parte, il gigante Golia dei playoff. Ma con in più la mira e la convinzione di Davide. Auguri a tutti gli avversari.

Pittsburgh: consistenti

Gli Steelers sono la squadra che più di tutte vive “l’ora o mai più”. Big Ben aspetta solo il Vince Lombardi Trophy per dire basta da vincente. Bell non c’è da scommettere che sarà ancora vestito di giallo – nero il prossimo anno, specie in caso di playoff deludenti. Il parco ricevitori trasuda talento in maniera quasi imbarazzante, e immaginarselo in un futuro nel quale dipende dai passaggi di Landry Jones è un pò come pensare di affidare la direzione artistica di una sfilata di Victoria’s Secret al Dalai Lama.
Dunque, ora o mai più. Con tutti i dubbi che questo comporta: sicuramente una motivazione in più. A patto, però, di remare tutti (ma proprio tutti, anche chi vedrà inevitabilmente meno passaggi degli altri) nella stessa direzione.

Jacksonville: sognatori

I Jaguars sono una delle sorprese della stagione. Dopo anni di magrissimi bottini, vederli al terzo posto dell’American Conference fa stropicciare gli occhi. Sicuramente hanno entusiasmo, ma le ultime giornate hanno fatto intravedere qualche crepa che, si sa, nei playoff, fanno presto a diventare cedimenti strutturali. Se pensano che arrivare qui sia già molto, non faranno strada. Se si convincono che questo sia solo l’inizio le sorprese potrebbero non essere finite per nulla.

Kansas City: imprevedibili

I Chiefs sono partiti come i più forti di tutti, per poi perdersi e ritrovare i playoff con non pochi affanni. La storia insegna che a gennaio vince che arriva più in forma, anche se a settembre ottobre ha fatto tanta fatica. Andare bene a settembre e zoppicare sotto Natale, invece, non è mai un buon segno. Kansas è una squadra quadrata e che bada al sodo, ma la razionalità non sempre è l’arma giusta per vincere le partite “senza appello”.

Tennessee: insicuri

I Titans sono forse la squadra più difficile da interpretare. Talento ne hanno, così come l’entusiasmo. Manca del tutto la continuità, che in regular season è un grosso difetto, ma quando devi giocare poche partite per arrivare in fondo, non è la peggiore delle mancanze. Ben pochi gli danno credito, e questa è tutta benzina in più da mettere nel motore per un team che sia un minimo “cazzuto”. La domanda è: i Titans lo sono abbastanza?

Buffalo: fortunati

I Bills sono la ragazza un pò timida che nessuno invita mai al ballo di fine anno. Non è la più brutta del reame, per carità, ma le manca sempre qualche centesimo per fare un euro. A volte, però, capita che arrivi l’invito inaspettato dell’ultimo minuto, e, allora… difficilmente si troverà una ragazza più contenta di essere lì, al Gran Ballo di fine anno. Il rischio è che si fermi a guardarsi intorno, felice già solo per il fatto di esserci. Non che qualcuno pensi che possa vincere il premio di reginetta, ma la speranza dei tifosi è che si metta a ballare senza pensieri. E vada come vada.

Philadelphia: con poche speranze

Gli Eagles arrivano forti del miglior record in una conference decisamente più combattuta. Questa è sicuramente un’iniezione di fiducia per un team che a inizio anno nessuno avrebbe dato in questa posizione. La fiducia, però, ha subito un brutto colpo per l’infortunio di Wentz, faro e principale artefice della cavalcata vincente. Per altre squadre la cosa equivarrebbe alla parola “fine” sui sogni di gloria, gli Eagles, invece, una chance l’hanno ancora: convincere Foles che il 2013 (convocazione al Pro Bowl e premio di MVP nella “gara delle stelle”) non sia stato un caso ma l’indizio di un talento che da qualche parte c’è ancora. Certo, comunque, arrivare ai playoff con più dubbi che certezze non è mai una buona idea.

Minnesota: romantici

A proposito di dubbi, quelli dei Vikings sono stati risolti durante la stagione, trovando in Keenum il più inaspettato dei condottieri. La squadra gira, ha un gioco consolidato e può contare sulla motivazione più forte di tutte le pretendenti al titolo: essere la prima squadra a giocare il Superbowl in casa. Va da sé che, a questo, fa subito seguito un altro possibile record: essere la prima squadra a vincere un Superbowl in casa. Se questo deve essere un articolo sullo stato psicologico e “motivazionale” delle squadre, i Vikings non possono che issarsi ai primissimi posti.

Los Angeles: spavaldi

I Rams sono un’altra grande sorpresa e un altro dei team che arrivano a gennaio con uno dei maggiori carichi di entusiasmo. Sono giovani e senza paura, a partire dal coach, un buon vantaggio a cui fa da contrappeso un’inevitabile mancanza di esperienza. Ma, onestamente, questi Rams paiono talmente spavaldi da non ritenerlo nemmeno un problema. Qualche dubbio in più può arrivare dalla voce “continuità”, con lo spauracchio della classica “partita storta” che aleggia più che su altre compagini. L’arma in più è senza dubbio l’esuberanza di un Gurley formato Mvp che, sospettiamo, sia più che contento di non avere conquistato il bye, così da avere una domenica in più per macinare yards.

New Orleans: sognatori

Per i Saints vale, più o meno, il discorso opposto rispetto ai Rams: esperienza a carrettate, ma qualche punta di paura in più. Paura che deriva dalla consapevolezza di chi ne ha vista tante e sa che i playoff sono questione di dettagli. Un vantaggio fin che le cose vanno nel verso giusto, ma è anche la condizione nella quale il minimo segnale negativo può far crollare tutto il castello. Per fortuna dei Saints, la parte più entusiastica e sfacciata non manca del tutto, grazie a un Kamara pronto a consacrarsi dopo una stagione incredibile. E senza il pericolo di “strafare”, data l’esperienza di Ingram al suo fianco. In cima a tutto, poi, c’è la classe di Brees, probabilmente l’unico quarterback della lega che a nessuno spiacerebbe vedere alzare un altro Vince Lombardi Trophy.

Carolina, indecifrabili

I Panthers, dal punto di vista “emotivo”, sono la squadra più indecifrabile. Dovrebbero avere la consapevolezza di chi è già arrivato fino in fondo, ma non sembrano del tutto convinti di saperlo. Potrebbero, allora, puntare sull’entusiasmo di chi è tornato a farsi vedere dopo un anno di luce spenta, ma anche su questo versante non pare che le convinzioni siano ferree. L’impressione è che molto più che per altri team il loro destino dipenda dal quarterback: Newton è senza dubbio un leader capace di trascinare la truppa, ma è anche il primo che deve dimostrare di essersi definitivamente scrollato di dosso i dubbi che minano il suo ego da Superman.

Atlantan, vendicativi

I Falcons, a livello di dubbi, sono quelli che se ne portano dietro di più. Però, sono anche una squadra che arriva ai playoff con una seconda parte di stagione migliore della prima, cosa sicuramente positiva. Anche per loro l’esperienza vince sull’entusiasmo, e possono giocarsi anche la carta di chi parte senza i favori del pronostico da parte di nessuno. Diciamo che arrivano a fari spenti, il dubbio è che abbiano la forza, e forse un po’ anche la voglia, di accenderli. Se lo faranno, bisognerà fare i conti anche con loro, ma le possibilità che escano dai playoff così come sono entrati, senza lasciare grosse tracce, è il principale nemico che devono sconfiggere.

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