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Philadelphia Eagles

Doug Pederson, l’uomo che ha trasformato gli Eagles

Un Coach che ha fatto dell'eccezionalità la sua caratteristica

  • 5’ di lettura

Arrigo Sacchi disse che per fare l’allenatore servono quattro cose: occhio, pazienza, memoria e fortuna. Dunque avere una squadra ricca di talento nella NFL non basta, si possono avere anche i migliori giocatori del mondo, ma senza un Coach in grado di controllarli (e svilupparli) non si può vincere.

L’esempio vivente è Pederson, l’Head Coach di Philadelphia che ha messo insieme una macchina offensivamente perfetta e in appena due anni li ha portati a vincere il primo Super Bowl.

Pederson alza il trofeo (AP)

Chi è Doug Pederson?

Il Coach degli Eagles è riuscito nell’impresa di battere il collega Belichick al Super Bowl, uno sforzo riuscito al solo Tom Coughlin (ben due volte coi Giants).

Doug fu chiamato dagli Eagles nel gennaio del 2016 per sostituire Chip Kelly, che nel frattempo aveva smantellato la squadra privandosi di giocatori del calibro di LeSean Mccoy, DeSean Jackson, Nick Foles (si quel Nick Foles).

Pederson aveva già avuto esperienze in Pennsylvania sia da giocatore che da coordinatore. Da giocatore aveva fatto da chioccia al rookie Donovan McNabb, che sarebbe poi arrivato al Super Bowl nel 2004 perdendo proprio contro i Patriots, da coordinatore aveva allenato i QB nel 2011-2012.

L’eccezionalità di Doug

Da Head Coach ha preso subito decisioni importanti: trade per prendere alla 2 Carson Wentz e scambio (estivo) per Sam Bradford che ha permesso a Phila di recuperare il primo giro 2017. La prima stagione da Head Coach con un QB Rookie è stata buona con un record di 7-9 e tanti buoni spunti.

Ma in questo 2017 si sono viste le grandi capacità di Pederson, che ha gestito ottimamente una forte difesa e ha aiutato Carson Wentz nella sua crescita. Il giovane QB lo ha ripagato della fiducia con una stagione brillante e praticamente da MVP se non si fosse infortunato a poche gare dalla fine.

Da qui bisogna aprire il libro delle storie straordinarie.

Col QB titolare infortunato, Pederson si affida al suo sostituto Nick Foles che come detto aveva abbandonato Philadelphia per via di Chip Kelly. Gli Eagles iniziano a essere etichettati da tutti come ‘underdog’ (squadra molto sfavorita), ma al Divisional grazie a una perfetta partita difensiva e molto fisica battono i vicecampioni (Atlanta Falcons) di Matt Ryan (MVP 2016).

Nelle finali di Conference arrivano i Vikings lanciatissimi dopo la clamorosa vittoria all’ultimo secondo con i Saints e con la motivazione di giocare il Super Bowl in casa. Pederson organizza una partita praticamente perfetta e schianta i Vikings per 38 a 7.

Il Ragno tessitore si conferma al Super Bowl 52 dove prende alcune decisioni particolarmente difficili. Con gli Eagles avanti 15-12, sulla goal line dei Patriots con circa 40 secondi da giocare e in una situazione di “Quarto e 1”, Pederson decide di rischiare.

La chiamata è di quelle geniali, trick play col QB chiamato a ricevere (identica azione chiamata dai Patriots poco prima con risultato negativo a causa di un drop di Brady). Il risultato degli Eagles è invece positivo e arriva il TD del 22-12; il TD è stato importante soprattutto per il morale visto che i Patriots stavano tornando sotto a grandi passi.

Con gli Eagles sotto 33-32, Nick Foles inizia il drive del possibile sorpasso (con quasi 10 minuti di tempo). Arriva forse la situazione più spinosa di tutte: 4th & 1 sulle proprie 45 con oltre 5 minuti da giocare (e 3 Time Out). Pederson, però, sa che per battere i Patriots (e Belichick) bisogna rischiare il tutto per tutto.

Il proverbio dice “Chi osa vince”, Pederson lo sa e ha ragione di nuovo. Il resto si dice è storia, TD Eagles e primo titolo a Philadelphia.

Per vincere nella NFL bisogna saper rischiare e bisogna saper osare, Pederson ha eseguito tutto alla perfezione e ha osato, sì ha osato forse proprio fin dove osano le Aquile!

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