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Pittsburgh Steelers

La favola di Conner: dalla malattia al successo con gli Steelers

James Conner, dopo la malattia che nel 2015 ne aveva messo in dubbio la possibilità di continuare a giocare, ha punito i Browns con 2 touchdown

  • 6’ di lettura

Tra le mille storie che si nascondono in ogni giornata NFL, la prima settimana del campionato 2018 ce ne ha regalata una davvero eccezionale: quella del running back degli Steelers James Conner.

Eppure, la sua è una storia passata un po’ sotto traccia, sia per la partita mediocre di Pittsburgh, che ha pareggiato contro Cleveland, sia perché la vera notizia appariva a tutti più l’assenza della superstar Le’Veon Bell che non la presenza di Conner.

Invece, archiviati tutti i match della week 1, a guidare la classifica dei migliori RB c’è proprio il nome di James Conner, autore di una prestazione ‘monstre’ sotto l’acqua del FirstEnergy Stadium: 2 TD, 135 yards su corsa e 57 su ricezione.

Totale, 192 yards! Più di quante ne abbia mai raggiunte Bell in una singola partita dell’anno scorso.

James Conner esulta (AP)

Con gli Steelers nel cuore

 

I numeri, insomma, già da soli basterebbero a dedicare a Conner la copertina della prima domenica NFL.

Perché nessuno, alla vigilia dell’inizio del campionato, si sarebbe aspettato grandi cose da un ragazzo di 23 anni che nella sua prima stagione aveva collezionato solo 32 portate e 144 yards, giusto una portata e 9 yard in più di quante ne ha messe in cascina in una sola partita del 2018.

Ma c’è di più. Molto di più. Conner è nato a Erie, in Pennsylvania; ha frequentato l’High school poco distante ed è andato al college a Pittsburgh. Il suo destino, dunque, non poteva che essere negli Steelers, che lo hanno scelto al 3° giro del Draft 2017, 105ª scelta assoluta, 8º tra i RB, dietro a nomi come Fournette, McCaffrey, Hunt, Kamara.

Al Camp degli Steelers convinse i coach di poter fare da backup a Bell, ma non andò più in là delle già citate 32 portate totali. Questa estate il copione è rimasto più o meno lo stesso, con Bell a tenere banco, sia per via del contratto, ma anche come indiscutibile RB titolare, e Conner ad allenarsi nell’ombra.

La fiducia non è mai venuta meno, questo è chiaro anche dalle parole post partita di Big Ben: “Sono stato orgoglioso del modo in cui ha giocato la sua prima partita”.

James Conner (AP)

All’ombra di Bell

Un conto, però, è stare sulla sideline sperando di scendere in campo per un paio di azioni. Un altro è essere l’arma principale della tua squadra sulle corse e, soprattutto, “quello che dovrebbe sostituire Bell” (frase da pronunciare con aria scettica).

Conner ha tirato fuori dal cilindro una partita straordinaria, mettendo in luce una non eccelsa velocità, ma letture intelligenti e una grande affidabilità anche fuori dal backfield (oltre a una pettinatura al di là dei limiti dell’accettabile).

Il ché non solo è l’unica buona notizia con cui gli Steelers sono tornati da Cleveland, ma è anche un’arma non da poco per il management della squadra, che ora potrà parlare con il bizzoso Bell forte di chi potrebbe non avere un così disperato bisogno delle sue giocate.

Detto che le conferme sul reale valore di Conner come primo running back sono tutte ancora da dare, e che nulla si sa di cosa succederà nelle prossime giornate, al momento, Bell o non Bell, pensare di tenere in panchina un Conner del genere diventa francamente difficile.

Vederli giocare insieme? Un grattacapo per Tomlin, ma potenzialmente “tanta roba” per tutti gli appassionati. A questo punto è chiaro che la storia c’è tutta. Ma, in realtà, manca ancora il pezzo più bello.

Conner durante la malattia (AP)

La malattia

Perché Conner, quando nel 2015 era alla sua terza stagione di College, reduce da un anno da 1765 yards corse in 13 partite, si trovò all’improvviso di fronte l’avversario più duro da affrontare: il cancro.

Già in settembre la sfortuna aveva presentato il conto con la rottura del legamento collaterale mediale durante la prima partita di stagione. Poi, in dicembre, notando l’eccessiva stanchezza durante le sedute di riabilitazione, i medici approfondirono la questione ed emisero la sentenza: linfoma di Hodgkin.

Conner reagì subito da combattente, dichiarando che avrebbe continuato a giocare e, di fatto, non smettendo di allenarsi nelle esercitazioni senza contatto dei suoi Panthers.

12 cicli di chemioterapia più tardi, di cui l’ultimo nel maggio del 2016, il running back annuncia di aver vinto la sua battaglia.

Due anni e 4 mesi dopo, 192 yards e 2 tocudown regalano a Conner il premio più bello.

E a noi la storia più incantevole della Week 1 da raccontare.

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