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Più attacco, meno difesa: come sta cambiando la NFL?

Punteggi altissimi, chiamate arbitrali a favore dell'attacco e nuove regole. La NFL diventerà sempre più Offense friendly?

  • 4’ di lettura

Se vi sembra che quest’anno si segni di più, non state sbagliando: con 24 punti per squadra a partita, il 2018 è la stagione con la media punti più alta della storia.

Nella Top 10 di questa classifica, sei stagioni sono dopo il 2012 (solo il 2017 non è nei primi dieci) e tre risalgono al triennio 1948, ’49 e ’50. Il motivo di questa esplosione nei punteggi? Sicuramente è riconducibile all’aumento dei passaggi, ma è evidente che l’introduzione di  nuove regole sempre più offense friendly stia favorendo questo fenomeno.

La media di passaggi tentati a partita per squadra è salita da 32 a 36 e se può sembrare un lieve cambiamento, le yards per partita su passaggio sono salite da 211 a 255 nello stesso periodo temporale.

Che l’equilibrio tra passaggi e corse sia ormai un reperto storico è davanti gli occhi di tutti, ma perché? Le ragioni sono principalmente di due tipi: le modifiche al regolamento e l’evoluzione degli schemi di attacco (la Spread Offense ormai va per la maggiore).

La Lega mirava ad aumentare i punteggi delle partite (tanti punti equivale a tanto spettacolo, ergo tanti spettatori) sin dal 1933, anno in cui viene liberalizzato il passaggio in avanti, che prima poteva essere fatto solo da 5 yards dietro la linea di scrimmage.

Nel 1978 un’altra svolta epocale: i difensori non potevano più toccare gli attaccanti dopo 5 yards. Negli anni 2000 si cambiano alcune regole per togliere l’uso della testa e proteggere sempre di più i QB, ormai diventati i giocatori più preziosi per lo spettacolo e da preservare dagli infortuni.

Si arriva quindi al 2018 in cui la modifica della regola sul “roughing the passer” ha prodotto non poche controversie, con flag per contatti che fino allo scorso anno sarebbero stati spettacolari sacks, con la conseguenza che i Quarterback di oggi non hanno più quel timore reverenziale nello stare/uscire dalla tasca (ora sono protetti anche dagli arbitri).

L’altra grande influenza sugli attacchi della NFL arriva invece dal College Football NCAA. Per anni i coach si sono rifiutati di applicare principi che a livello collegiale disintegravano settimanalmente le difese.

Fino a pochi anni fa QB provenienti da squadre in cui si giocava la Spread Offense venivano considerati inadatti alla complessità del gioco NFL, nel 2018 Baker Mayfield è stato la prima scelta nel Draft nonostante venisse da una squadra “spread” come Oklahoma.

Il concetto base di questo attacco, di cui si inizia a parlare addirittura nel 1927 è di allargare (to spread) più ricevitori sia in orizzontale (con posizioni di partenza larghe), che in verticale (con tracce semplici ma lunghe), in modo da creare l’uno contro uno con poche possibilità di aiuto, rendendo così meno difficile la scelta dei bersagli per i QB.

Letture più facili stanno portato al successo giovani Quarterbacks come Mahomes e Goff, che in questo inizio di stagione hanno numeri migliori di mostri sacri come Brees, Brady e Rodgers. Inoltre la NFL vive copiando le squadre che hanno successo, di conseguenza l’aggressività degli Eagles, basata largamente sull’uso delle statistiche, è diventata la nuova moda tra gli allenatori, con chiamate (coraggiosissime) sui terzi e quarti down impensabili fino a qualche anno fa.

La Lega è in continuo sviluppo e non è difficile prevedere che i Defensive Coordinators troveranno una maniera per fermare questi attacchi già nel giro di poche stagioni, ma sicuramente non è più la NFL dei nostri padri.

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