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Michael Dickson, l’arma segreta di Pete Carroll

È un punter l’arma segreta del tecnico di Seattle: sarà l'australiano Dickson a dare brio ai Seahawks?

  • 4’ di lettura

Nelle previsioni di inizio anno di Peter King, una delle penne più importanti del giornalismo NFL, alla voce Offensive Rookie of the Year si trova il nome di Michael Dickson.Non c’erano Saquon Barkley, Calvin Ridley o uno dei tanti QB che stanno dominando le prime pagine, ma Michael Dickson, punter australiano dei Seattle Seahawks dall’università del Texas.

Nonostante giochi in una posizione che non stimola le fantasie dei tifosi, è riuscito a diventare uno dei protagonisti di questo inizio stagione.

L’ex giocatore di football australiano (nato a Sidney nel 1996) ha iniziato a giocare a football a 19 anni, perché non era stato scelto nel Draft AFL (Australian Football League). Ha iniziato all’accademia Prokick di Melbourne per aspiranti punter o kicker NFL.

In soli quattro mesi finisce il corso e viene contattato da Texas grazie a dei video su YouTube messi dal suo allenatore.

Il punter superstar

La leggenda vuole che il primo punt in allenamento di Dickson in maglia Longhorns sia finito fuori dal campo.

Rimane la certezza che nei tre anni in Texas l’australiano si sia affermato come il miglior punter della nazione, portandosi a casa il Ray Guy Award (l’unico punter puro ad essere nella Pro Football Hall of Fame) e l’MVP del Texas Bowl.

Negli allenamenti pre-Draft stupisce coach Schneider dei Seahawks, che ha allenato Shane Lechler (il miglior punter degli anni 2000 tutt’ora a Houston) e Jon Ryan, il quale nonostante sia il miglior punter della storia di Seattle è stato tagliato durante il Camp proprio in favore di Dickson.

I Seahawks ne sono talmente entusiasti che sacrificano una settima scelta al Draft, girata a Denver, per salire di cinque posizioni e prenderlo al quinto giro, rendendolo il punter chiamato più in alto al Draft dal 2012, quando i Jaguars scelsero alla 70esima Bryan Anger.

Dopo una Preseason mostruosa, Dickson si guadagna i titoli grazie a una prestazione stellare contro Denver: sei punt con 59 yards di media, di cui uno da 69 yds (al momento secondo per lunghezza in stagione).

(Getty Images)

Il Dropkick, l’asso nella manica di Dickson

Nella seconda partita contro Chicago arriva il colpo di genio: rispolvera una tattica in voga negli anni ’30: il dropkick.

Consiste nel far rimbalzare la palla, per poi calciarla: era una tecnica usata agli albori della Lega, (ma ancora permessa dal regolamento) in cui la palla più rotonda si prestava meglio.

Era dai tempi di Ray “Scooter” Mclean, nel Championship del 1941 tra Giants e Bears, solo Doug Flutie ne ha eseguito uno in un Patriots-Dolphins di fine stagione nel 2006.

Dickson ne ha calciati addirittura due: uno in un kickoff dalle 50 yds (dopo una penalità) e un altro su onside kick (poi non recuperato). I vantaggi del dropkick? Sono essenzialmente due: la palla rimane in aria più a lungo e la difesa non ha indicazioni sul lato in cui si vuole calciare.

Nelle ultime settimane la sua media di yards per punt è diminuita, ma rimane al quarto posto per yards totali. Magari non sarà il Rookie dell’Anno, ma per l’australiano con il numero 50 scritto sul polso (serve per ricordargli la sua routine di 15 punt da almeno 50 yards) la strada è appena iniziata…

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