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Il corpo di Metcalf diventa un caso: ecco tutta la verità!

Alle Combine NFL 2019 le prestazioni e il fisico di D.K. Metcalf hanno fatto scalpore in tutto il mondo

  • 4’ di lettura

Il 28 Febbraio, durante le Combine NFL, Ian Rapoport svela in anteprima la percentuale di massa grassa di D.K. Metcalf: 1,6%. La notizia rimbalza in tutto il mondo (e ovviamente la riportiamo anche noi), ma dopo poco tempo il Washington Post corregge l’insider della NFL: la massa grassa del WR è dell’1.9%. 

 

 

La notizia è ufficiale, ma il dato è assolutamente incredibile, quasi irreale…

Abbiamo allora deciso di attendere qualche giorno prima di scrivere alcune righe in merito alla questione. È scientificamente possibile avere una percentuale di massa grassa così bassa a quei livelli? E soprattutto, è sano? 

È importante partire precisando subito una cosa: il numero che si ottiene dai test che pubblica la NFL non è veritiero. Questo perché i metodi utilizzati dalle Lega per calcolare la massa grassa di un’atleta sono due, e solo uno – il meno preciso – è accessibile ai media.

Il primo, utilizzato negli ultimi 13 anni, è il BOD POD (Pletismografia ad aria). Questa forma di analisi si basa sullo spostamento di volume dell’aria; I dati vengono raccolti e il livello di grasso corporeo è determinato da un serie di calcoli matematici. La precisione del risultato però non è assolutamente del 100%, anzi. L’accuratezza di queste letture può causare errori fino al 5% di grasso corporeo. Applicando quindi la percentuale di errore all’1.9 % di Metcalf, ci rendiamo conto di come il suo reale risultato sia effettivamente tra il 6 e il 7%.

Da quest’anno invece, la NFL ha iniziato a utilizzare la scansione DEXA come misura aggiuntiva. Sebbene sia un sistema più preciso (basato sui raggi X), anche in questo caso il risultato non è attendibile al 100%, e a causa della complessità dei dati raccolti, l’elaborazione è più lenta del BOD POD. Ma la sostanziale differenza con il sistema precedente, è che i risultati della scansione DEXA sono accessibili solamente agli Scouting delle franchigie. 

Proprio per questo motivo il dato pubblicato da Ian Rapoport non può rispecchiare la realtà. 

La soluzione all’impossibile risultato ottenuto da Metcalf risiede però sostanzialmente nella scienza.

Avere una massa grassa a quei livelli comporta un alto rischio di lesioni alle articolazioni, che si verificano a causa della scarsa lubrificazione. Come avrebbe potuto ad effettuare 27 ripetizioni alla panca piana (102 kg)? E come avrebbe potuto correre le 40 yds in 4.33 secondi?

La chiave è mantenere il grasso nell’intervallo tra l’8 e il 12% per ottenere i risultati migliori. Avere una massa grassa al di sotto del 5% comporta una maggiore esposizione agli infortuni. Non è raro che le persone con meno del 5% abbiano implicazioni ormonali negative, influenzando i loro livelli di testosterone. Oltre a ciò, anche le funzioni del cervello possono essere incredibilmente compromesse. La confusione e la mancanza di concentrazione sono tutti rischi che si corrono nell’avere un grasso corporeo troppo basso, che sicuramente non vanno di pari posso con l’essere un atleta professionista.

Insomma, scientificamente parlando l’1,9 % di Metcalf non è salutare. E, onestamente, non è reale.

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