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Gronkowski, il ritiro di un rivoluzionario col sorriso

A 29 anni Rob Gronkowski saluta la NFL: è stato uno dei tight end più forti di sempre

  • 4’ di lettura

Partiamo dalla fine. Dalla sua ultima ricezione che ha deciso il Super Bowl 53 contro i Rams. Gronkowski è tutto in quel gesto. Classe, precisione, velocità, potenza. Un mix letale che lo ha reso uno dei TE più dominanti della storia del gioco moderno. Gronk è il concetto di giocatore che ha rivoluzionato il ruolo di Tight End. 

Il suo addio ci lascia tanto di cui scrivere e parlare, ma soprattutto qualcosa per cui sorridere.

Negli ultimi 9 anni abbiamo assistito alla metamorfosi di un ruolo, allo show di un giocatore che si è messo in luce grazie ad un talento e ad una personalità fuori dal comune. “Yo soy fiesta”, e festa di fatto è stata. Se dovessimo descrivere la carriera di Rob Gronkowski in una sola parola non potremmo fare altrimenti. 

“È stato un sogno”, ha scritto su Instagram per annunciare il suo ritiro. Uno sogno diventato sempre più grande di giorno in giorno.

Dal Draft del 2010 al trionfo di Atlanta. Un percorso concluso nel miglior modo possibile, nel momento, forse, più complicato. Il Gronk visto al Mercedes-Benz Stadium è stato uno sguardo al passato. Ai giorni in cui la NFL si è resa conto che quel giocatore stava cambiando la concezione di un ruolo. La sua taglia, la velocità e il suo atletismo: troppo potente per i cornerback, troppo veloce per i linebacker. Insomma l’incubo di ogni difesa. 

Gronkowski è diventato il primo TE a guidare la lega per TD ricevuti (nel 2011) proprio grazie alle sue incredibili doti di ricevitore: la possibilità di poter ricevere oltre la secondaria ha fatto si che si venissero a creare quei mismatch con i safety che lo hanno reso un’arma quasi immarcabile. “Colpitelo alle gambe, aggrappatevi e sperate che poi il resto della difesa lo porti giù”, spiegava il CB dei Broncos Chris Harris Jr.

Si è parlato sempre troppo poco inoltre della sua grande capacità nel bloccare. Contro i Chargers durante gli ultimi Playoff è stato decisivo nel gioco di corse dei Patriots, a dimostrazione di come fosse in grado di poter giocare anche come TE vecchio stampo. 

Poi però gli infortuni: schiena, caviglia, ginocchia, braccia e testa. Un corpo martoriato dai numerosi colpi ricevuti. Gli interventi chirurgici e il calo prestazionale inevitabile. Eppure la scorsa stagione, probabilmente la più dura della sua carriera, è terminata con due delle sue migliori prestazioni per solidità ed efficienza. Prima la vittoria sui Kansas City Chiefs, con un overtime magistrale; poi il Super Bowl contro i Rams, con una ricezione dal peso d’oro.

9 stagioni, 3 Super Bowl vinti. Gronk ha deciso di lasciare nel momento più opportuno. Ha vinto tutto, non ha rimpianti e si è goduto ogni istante del suo sogno: “Le esperienze che ho vissuto sono state fantastiche. Grazie a tutti quanti”.

La NFL non perde solamente uno dei suoi giocatori più forti, ma anche uno dei migliori intrattenitori del panorama sportivo. Gronkowski è stato uno showman dentro e fuori dal campo. Dall’apparizione alla Battle Royale WWE, al duello di canto con la leggenda della NBA, Shaquille O’Neal. Sempre col sorriso stampato sul viso.

L’eredità che ci lascia ha un valore prezioso. L’ex Patriots è stato protagonista di un nuovo capitolo della storia della lega. La sua introduzione nella Hall of Fame sarà il riconoscimento finale ad un carriera rivoluzionaria. 

Gronk è stato una festa. E come tutte le grandi feste, se ne parlerà ancora a lungo.

1 Commento

1 Commento

  1. Giak

    26 Marzo 2019 at 12:11 PM

    Gronk è uno di quei rari personaggi che riescono a far bene allo sport in tutte le sue forme ed in ogni sfaccettatura. Immenso.

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