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Teo Felli e il sogno americano: com’è andato il provino per la NFL?

Il viaggio, gli allenamenti, gli scout NFL e il Draft: il kicker dei Parma Panthers e della Nazionale ci racconta la sua esperienza negli USA

  • 6’ di lettura

Chi l’ha detto che le favole devono avere per forza un lieto fine? La vita vera non è un film di Walt Disney e spesso il segreto della felicità è nel cammino più che nel traguardo.

Anzi, a volerla fare un po’ più complicata: “Una destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”. L’autore della citazione è Henry Miller, grande scrittore americano (Tropico del cancro, Tropico del Capricorno, Primavera nera i titoli più famosi) che di viaggi se ne intendeva come pochi.

Matteo Felli di viaggi se ne intende un po’ meno, mentre sa tutto di come si calcia una palla ovale; difficilmente, però, non potrà essere d’accordo con questa affermazione. Il kicker dei Panthers Parma e della Nazionale italiana, infatti, è reduce da un viaggio negli USA che sicuramente non si concluderà con il lieto fine di una chiamata al Draft NFL 2019, ma chi pensa che per questo motivo possa non esserne valsa la pena, è decisamente fuori strada.

Matteo Felli al Kicking Camp di Husted, in Alabama

Perché l’esperienza di Felli al Kicking Camp di Michael Husted, in Alabama, prima per guadagnarsi la possibilità di allenarsi sotto gli occhi degli scout NFL e, poi, riuscendo a farlo davvero, è qualcosa che, se insegui il sogno di una palla ovale da infilare in mezzo a due alti pali gialli, ti rimane dentro per sempre. Forse, come dice Miller, non ti garantisce una destinazione in cui approdare (leggi NFL), ma può regalarti una visione diversa del mondo e della tua stessa esperienza di vita e di atleta.

Partiamo da qui, allora, per raccontare un po’ l’avventura di Felli, da un ritorno in Italia con la certezza di non essere chiamato al prossimo Draft NFL: “Il sogno non si avvera – ammette serenamente Matteo – non ho nulla da nascondere. Anzi, sono fiero di me: sono partito convinto di poter far bene e che in qualsiasi caso sarei tornato felice, soddisfatto, e con un bagaglio di esperienze non indifferente. La chiamata non è arrivata e non arriverà, ma vi posso garantire che stare due settimane in mezzo a della gente che fa il mio stesso mestiere è stato proprio come realizzare un sogno”.

Un sogno che si è avverato grazie alla tenacia di un ragazzo che fino a pochi anni fa giocava a calcio e che in un paio di stagioni è diventato il kicker della Nazionale italiana. Un ragazzo che sa che, a 31 anni, non vedrà passare nuovamente il treno per la NFL, e che tornare in America per allenarsi, al di là del piacere di farlo, visti anche gli ottimi rapporti instaurati con Michael Husted, difficilmente potrà avere uno sbocco ulteriore.

Ma se il risultato del viaggio deve essere un nuovo modo di vedere le cose, in questo Felli ha centrato in pieno l’obiettivo: “È stata un’immersione in un altro mondo, insieme a gente che vive di football dalla mattina alla sera: video su video, telefonate per avere consigli, la perenne ricerca della perfezione per rendere il calcio infallibile e poterlo ripetere un numero infinito di volte… Uno spettacolo unico!”.

Felli con Giorgio Tavecchio, kicker dei Falcons

Magari, da portare per quanto possibile qui in Italia, anche se il contesto appare distante anni luce dagli States: “Se parliamo di cultura sportiva… è un altro mondo. A San Diego avevo vicino un college con 3 piscine all’aperto, una al chiuso, una decina di campi da tennis… Noi ci allenavamo in un impianto con due campi da football (in sintetico), un parco giochi per bambini, un campo da baseball, spogliatoi, bar, servizi… Il tutto senza l’ombra di un cancello e di un ticket da pagare. Panchine piene di giovani con le loro radio “a palla”, ma in terra nemmeno una carta o un mozzicone di sigaretta”.

Però, nonostante la distanza, sarebbe bello trasmettere ai ragazzi che, come Matteo, fanno i kicker per passione, magari stanchi dopo 8 ore e più di lavoro come operai (Felli è operaio specializzato in una ditta di Pieve San Giacomo), un po’ di quella cultura, un pezzettino di quel sogno che passa attraverso due pali slanciati verso il cielo: “Allenerai i kicker italiani? Perché no! Se un giorno dovessi avere le motivazioni per farlo, lo farò volentieri. Non dico che succederà al 100%, ma non escludo la possibilità: d’altra parte, se posso aiutare qualcuno che ci crede, perché non farlo?”.

Già… perché non insegnare che, anche se non chiameranno il tuo nome nella notte del Draft NFL, il viaggio intrapreso con tanta passione e dedizione può comunque cambiarti la vita? Con buona pace di Walt Disney.

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