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La NFL arriva a Milano: intervista ai coach dei Chicago Bears

Mitchell Trubisky, il Super Bowl e l’Italia: quattro chiacchiere con Brock Olivo e Dave Ragone

  • 6’ di lettura

Quante volte, da semplici appassionati che stanno da questa parte dell’Oceano, ci siamo chiesti come sia vivere, davvero, a contatto con i campioni della NFL? Cosa significhi allenarli tutti i giorni, condividerne le preoccupazioni e le gioie, sostenerli… Magari pure sgridarli, quando serve, anche se questa ipotesi è sicuramente un po’ meno sognata, vista la stazza delle persone con cui dovremmo alzare la voce. Eppure, qualcuno che vive tutto questo esiste, e non sono pochi, dato l’enorme numero di personale che ogni squadra NFL coinvolge nel proprio staff.

Il problema è che, in genere, anche loro stanno dall’altra parte dell’Oceano. In genere, appunto! Perché poi può capitare che qualcuno di loro attraversi la distesa dell’Atlantico e arrivi nella nazione da cui tanti genitori, nonni e bisnonni sono partiti, e dove, magari, hanno anche mosso i primi passi da allenatori di football.

È il caso di Brock Olivo, per esempio, che dai Lazio Marines oggi è Assistant Coach degli Special Team ai Chicago Bears. Uno, insomma, che fa proprio quella vita di “contatto” con i campioni della NFL e che meglio di tutti può raccontare qualche segreto di quel mondo all’apparenza così magico.

Ad accompagnarlo a Milano, di passaggio verso il Venom Camp organizzato da Big Ten Events e gli Skorpions Varese, c’era anche Dave Ragone, coach dei quarterback della franchigia dell’Illinois.

Chi meglio di loro, dunque, per cercare di soddisfare qualche curiosità sui metodi di allenamento, le dinamiche dello spogliatoio, l’importanza dei campioni e della loro personalità all’interno di una squadra…? Brock e Dave, gentilmente, non si sono tirati indietro e ci hanno regalato qualche perla di footbalica saggezza.

Dave Ragone e Brocki Olivo, turisti per un giorno (Andi King)


Dave Ragone – Quarterback Coach

Parlaci un po’ di Mitchell Trubisky, che giocatore e che persona è?

“Mitchell è un ragazzo in costante crescita. Ha assunto notevole consapevolezza dopo la scorsa stagione, è diventato un leader. Piace allo spogliatoio, sa qual è il suo ruolo all’interno della squadra. È una persona sincera, trasmette sicurezza ai compagni”.

Quali sono le qualità che un coach NFL cerca in un quarterback, e quali avete visto in Trubisky? 

“Precisione e intelligenza principalmente. Sono le due doti che cerchiamo maggiormente, e Trubisky le possiede entrambe. Crediamo molto in lui. Lavora tanto, cerca di migliorarsi sempre. Sa di avere la nostra fiducia: può cambiare una chiamata quando lo ritiene necessario. È forte, preciso e sicuro. È consapevole dei suoi mezzi”.

Cosa vi aspettate da lui per la prossima stagione?

“Abbiamo visto quanto sia migliorato dal primo anno, per il prossimo ci aspettiamo quindi ancora di più. Rappresenta il nostro futuro e noi siamo felici di averlo. Sa quello che deve fare, ci piace il suo modo di giocare”.

Brock Olivo e l’ardore della NFL (AP)


Brock Olivo – Assistant Special Teams Coordinator

La scorsa stagione è stato ottima anche se non è terminata come speravate. L’obiettivo per la prossima è il Super Bowl?

“Super Bowl? Non posso dirlo (sorride, ndr) , ma è innegabile che sia l’obiettivo di ogni squadra. È il sogno di tutti, e noi speriamo di raggiungerlo il prima possibile. Siamo fiduciosi”. 

All’interno di una squadra, quanto sono importanti i cosiddetti “uomini spogliatoio” per raggiungere determinati obiettivi? Credi che ogni franchigia ne abbia uno? 

“Non credo che siano in ogni squadra, ma in alcune si. I leader si mostrano in ogni forma, grandezza, livello, ecc. Non si possono definire tutti i leader nello stesso modo, dipende anche dallo spogliatoio. La situazione cambia di squadra in squadra. Ma servono sempre i leader forti per una squadra vincente. Raramente, si va avanti solo con il talento”.

Parlando invece del football qui in Italia, che idea ti sei fatto? Pensi che una soluzione per aumentare il livello sia quella di ingaggiare più giocatori americani?

“Per il movimento italiano credo che sia meglio puntare sui giocatori italiani, ma cosa ancora più importante è l’impegno e la volontà degli allenatori. Devono insegnare i fondamentali, la tecnica. È importante che gli allenatori siano preparati e motivati. Sono convinto che sia questa la soluzione dalla quale partire”. 

Ti piacerebbe tornare ad allenare qui? È nei tuoi piani futuri?

“Come allenatore sarebbe bello tornare un giorno dopo la mia esperienza negli USA. Magari quando sarò in pensione. Sarei contento di chiudere la carriera qui. Mi sento a casa, ho la mia famiglia che vive qui. Mi piace tantissimo aiutare il movimento italiano. C’è tanto margine di crescita. L’idea mi attira veramente molto”. 

Le domande che si affollavano nella nostra testa erano tante altre, ma, si sa, il tempo è tiranno e, soprattutto, Brock e Dave avevano un Camp da raggiungere, un Duomo da visitare, e tanto football ancora da trasmettere ai ragazzi che stanno da questa parte dell’oceano.

Qui, dove la NFL è un sogno lontano e i campioni miti da romanzo inavvicinabili. A meno che qualche coach dei Bears non scelga di venire a regalarcene un pezzetto, parlando a viso aperto all’ombra della madonnina del Duomo che, questo concedetecelo, scintilla più amichevole del tetto della Willis Tower.

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