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Jamie Gillan, un “martello scozzese” alla corte dei Browns

Curiosità e numeri da record: chi è Jamie Gillan, il nuovo punter dei Cleveland Browns?

  • 5’ di lettura

I Cleveland Browns hanno firmato il punter scozzese Jamie Gillan come free agent poche ore dopo il Draft di Nashville. “The Scottish Hammer” non ha solo un soprannome incredibilmente bello, ma anche una storia altrettanto interessante.

Dalla Scozia con amore, o meglio, con casualità. 

Si parte da Inverness. La “capitale” delle Highlands scozzesi. Luogo mistico che profuma di storia, ma che con il football americano ha poco a che fare. “Un mio amico parlava ogni tanto dei Packers, ma non lo ascoltava quasi nessuno”. Si, perché in Scozia l’unica palla ovale che conta veramente è quella da rugby. 

Gillan si trasferisce a 16 anni negli Stati Uniti, per motivi legati al lavoro del padre, a Leonardtown, nel Maryland. Il cambiamento culturale è notevole, tanto che il giovane ragazzo europeo si trova presto a posare il pallone da rugby per indossare un più comune casco da football. È, infatti, proprio l’incontro con il coach della squadra del liceo a dare il via alla girandola di eventi che portano Gillan a diventare uno dei prospetti più interessanti della nazione. 

Il migliore amico di Gillan posta, a sua insaputa, sulla pagina ufficiale dell’università dell’Arkansas, gli highlights del compagno. La sera stessa, “Il Martello Scozzese”, soprannominato così dall’allenatore liceo per le sue origini e per la forza nelle gambe, riceve una borsa di studio completa: “Non capivo cosa intendessero, ma quando mi hanno detto che avrei avuto cibo, palestra e istruzione gratis ho accettato. In realtà non sapevo neanche che esistesse uno stato chiamato Arkansas”.

Quando Scozia e Stati Unini si incontrano


Con i Golden Lions, Gillan si mette in mostra, chiudendo l’ultimo anno con una media di 42.5 yard per punt e tutti i record dell’università battuti. Dividendosi tra il ruolo di kicker e quello di punter, lo scozzese diventa presto oggetto di analisi di molti scout. Il fisico da rugbista, e la precisione da calciatore risultano essere armi vincenti. 

La chiamata alle NFL Scouting Combine non arriva, ma i notevoli risultati ottenuti al Pro Day dello stato dell’Arkansas (Gillan corre le 40 yard in 4.62 secondi ), convincono i Browns a dargli una possibilità: il coordinatore degli Special Team, Mike Priefer, rimane stupito dalla fisicità di Gillan. Un punter alto 185 cm per quasi 95 kg non si vede tutti i giorni: “Ero convinto di tornare in Scozia a giocare a rugby, ora invece mi alleno con Britton Colquitt e chiacchiero con Odell Beckham Jr”.

Umiltà e dedizione. È il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, svelano alcuni giornalisti. “Mi piace allenarmi. Il passaggio dal rugby al football non è stato facile, ma solo con il duro lavoro posso crescere. So di essere qui per il mio talento e per le mie gambe, ma so anche che potrebbe non bastare”. Negli ultimi giorni, l’attenzione mediatica ricevuta dallo scozzese è stata infatti notevole: “Pochi mesi fa nessuno sapeva chi fossi, ora invece sono tutti incuriositi dalla mia storia. Sono felice”. Gillan potrebbe essere il terzo scozzese a solcare i campi NFL dopo Graham Gano e Lawrence Tynes.

Un Punter con un fisico d’acciaio


Il prossimo capitolo a Cleveland non offre però garanzie. Gillan dovrà giocarsi il ruolo proprio con il veterano Colquitt, che ha da poco disputato la sua miglior stagione negli ultimi 10 anni: il 34enne ha chiuso, infatti, con una media di 45.4 yard per punt (in carriera viaggia a 45.5), calciando 38 volte su 83 entro le 20 yard. Colquitt rappresenta, in realtà, anche uno dei motivi per il quale Gillan ha scelto la franchigia dell’Ohio: “So quanto sia forte, ma da un giocatore così posso solo imparare. Guardarlo mi permetterà di migliorare. Sarà una grande sfida”. 

Il futuro di “Scottish Hammer” è ancora tutto da scrivere. Il talento, ancora grezzo, è parecchio. La prospettiva di poter esordire nella NFL è tanto vicina quanto lontana. E se le cose alla fine non dovessero andare nel verso giusto, il rugby e la vecchia e cara Scozia lo attenderanno a braccia aperte. Con un bicchiere di scotch in mano: “È molto meglio del bourbon”, avrà comunque una bella storia da raccontare. 

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