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Tavecchio, un camp da protagonista: "Sono carico, Atlanta il posto giusto"

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Tavecchio, un camp da protagonista: “Sono carico, Atlanta il posto giusto”

Siamo volati in Georgia per intervistare il kicker titolare dei Falcons

  • 7’ di lettura

Siamo andati in Georgia per seguire il Camp di Giorgio Tavecchio e dei suoi Falcons.

Il kicker italiano si appresta ad iniziare la sua prima stagione da titolare. Tra sensazioni e aspettative, “Italian Ice” ha toccato più punti: dalla forma fisica, al ruolo del kicker, passando per i suoi nuovi compagni di squadra.

Giorgio Tavecchio, un training camp da protagonista

Arriviamo al centro sportivo fin dalle primo ore del mattino. Si respira un’atmosfera distesa, serena. I tifosi seduti sul prato attendono con trepida attesa l’entrata in campo dei giocatori. La musica a tutto volume carica l’ambiente. I Falcons iniziano a scendere in campo uno dopo l’altro. C’è chi si ferma subito a salutare qualche amico, e chi si concentra sui primi esercizi di riscaldamento. Tra loro c’è anche il nostro connazionale Giorgio Tavecchio. Sotto il caldo sole di Atlanta, e col sorriso in volto, inizia a dare i primi calcio al pallone. Comunica con i compagni, studia con gli allenatori. È più carico che mai, e lo conferma poco dopo anche ai nostri microfoni:

Giorgio, come stai? 

“Fisicamente mi sento preparato per questo ritiro, i primi giorni sono stati positivi. Emotivamente mi sento più tranquillo rispetto agli anni passati. Penso di essere cresciuto sotto molti aspetti, e spero di migliorare ancora. Voglio dare il massimo per la squadra, per la società e per voi tifosi italiani”.

Atlanta è l’ambiente ideale per te? Come ti trovi con loro?

“Fin dai primi giorni ho sentito la loro fiducia. Voglio ripagarli dando tutto quello che ho. Ho lavorato molto durante l’offseason tra palestra e campo, adesso non vedo l’ora che inizino le partite per mettermi alla prova. Sono contento di scendere in campo e di scaricare l’adrenalina”.

Giorgio Tavecchio esulta dopo aver trasformato un FG


Raccontaci la tua giornata tipo in questi giorni:

“Verso le 6 siamo in palestra. Alle 7 vado a fare colazione al centro sportivo, dalle 7:45 alle 8:30 c’è la riunione con alcuni allenatori, poi pausa caffè. Alle 9:00 siamo in campo e ci alleniamo fino alle 12:00. Poi un bel pranzetto, bagno freddo e magari un altro caffè. Alle 14:00 iniziano i meeting: prima con lo speacial team, poi con la squadra al completo. Alle 17:30 allenamento a ritmo basso, e infine, un’altra bella cena. Alloggiamo la notte qui: hanno costruito degli appartamenti tutti arredati. Mi accaso verso le 8-8:30, faccio una partita a carte bevendo un bicchiere di vino rosso insieme al punter Matt Bosher. Poi a dormire. Ovviamente qualche preghierina prima”

Cosa ti ha colpito il primo giorno in cui sei arrivato qui?

“A metà agosto, per il provino, mi hanno portato alla mensa. Ho visto tutti i giocatori che mangiavano assieme ridendo e scherzando. Anche con i cuochi! Ho notato subito questa energia positiva che mi ha commosso. Ho subito capito che questo era il posto in cui sarei voluto stare”.

Parliamo invece della stagione: stai effettuando un allenamento particolare per una determinata situazione? 

“13 delle 16 partite che disputeremo saranno al chiuso. Proprio per questo motivo non dovrò gestire il problema del vento. Ora che l’ho detto ci sarà sicuramente l’uragano in quelle 3 partite all’aperto (ride, ndr). Quando sei al chiuso le condizioni sono molto tranquille. Preferisco però calciare sull’erba naturale: c’è più fluidità. I campi sentitici, soprattutto quelli nuovi, sono più pesanti e corposi. Ti senti appesantito. Ma anche in questo caso allenamento e preghiera ti permettono di superare l’ostacolo”

Il ruolo del kicker è stato al centro dell’attenzione nell’ultimo periodo. L’errore di Parkey contro gli Eagles ha aperto un dibattito sulla sua importanza all’interno di una squadra. Tu che idea ti sei fatto?

“Si è parlato molto del futuro del kicker nel football americano. È un ruolo che è nato per cercare di aumentare i punteggi, adesso però gli attacchi sono talmente forti che la sua importanza è calata con il passare del tempo. Io la vedo da due punti di vista: quello dei proprietari e quello dello spettacolo. Per quanto riguarda il primo, ci sono persone che spendono milioni in quarterback e ricevitori fenomenali e poi vedono, a volte, che le partite vengono decise da kicker che indossano magari scarpe diverse e che loro neanche conoscono. È una cosa che ovviamente potrebbe non andargli giù. Per quanto riguarda il secondo punto invece è un bel dilemma; il miglior kicker può sbagliare così come il peggior kicker può segnare”.

Tavecchio durante una sessione d’allenamento


È quindi destinato a sparire?

“Il kicker tra 50 anni non ci sarà più. Siamo dinosauri ormai (sorride, ndr). Spero di no in realtà, ma ho questa sensazione…”

Sei consapevole di avere un grande seguito in Italia? Senti il calore dei tifosi?

“Quando scendo in campo sono consapevole di non essere solo. Ogni passo che faccio, lo facciamo in migliaia, tutti voi che mi seguite. Ricordo che dopo la prima partita con i Raiders, in cui calciai molto bene, un amico di famiglia a bordocampo mi portò la bandiera dell’Italia. Era il tricolore preso dopo che la nazionale di calcio vinse i mondiali del 2006. Molto importante per me. Averlo avuto anche per le partite successive è stato speciale. Sento che l’Italia è con me, per questo sono super grato. Spero di rendervi orgogliosi.

Un saluto ai tuoi sostenitori italiani allora:

“So che mi seguite con il cuore, apprezzo molto il vostro supporto. Chiedo scusa se non sono molto attivo sui social, ma preferisco concentrarmi sul campo in questo momento. Spero di condividere questa avventura con voi  il più a lungo possibile. Vi mando un abbraccio fortissimo. Vi voglio bene”.

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