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Quello che non vi dicono su Colin Kaepernick

Momenti, protagonisti e aneddoti di un percorso sportivo, politico e sociale, che ha allontanato Kaepernick dalla NFL

  • 8’ di lettura

Ciò che diciamo principio spesso è la fine, e finire è cominciare.

A finire definitivamente questa volta sono le possibilità di tornare a calcare i campi NFL per Colin Kaepernick.

Nessuna delle 32 squadre, infatti, ha deciso di contattarlo dopo il suo ultimo provino ad Atlanta. L’ex 49ers ci ha provato, ma per un motivo o per un altro non c’è stato nulla da fare.

Sarà stata colpa della sua protesta? Quasi sicuramente si. Sarà stata una scelta tecnica? Anche.

Ora non staremo qui a raccontarvi per l’ennesima volta la sua storia, non servirebbe. Cercheremo invece di far luce su una delle vicende più chiacchierate degli ultimi anni, sperando che possiate avere un realtà sempre più oggettiva.

Proveremo ad esporvi dei fatti che, molto spesso, sono stati tenuti nascosti dalla maggior parte dei media. 

Momenti, protagonisti e aneddoti di un percorso sportivo, politico e sociale, che sembrava indirizzato verso una sola direzione fin dall’inizio.

Kaepernick si dispera al Levi’s Stadium

Il 2015, l’inizio della fine

Il 2 novembre, dopo sole due vittorie in otto giornate, Kaepernick viene messo in panchina dall’allora coach Jim Tomsula.

È l’inizio della fine: l’infortunio alla spalla, al pollice destro e al ginocchio sinistro (espletando entrambe le procedure mediche in maniera autonoma senza nemmeno interpellare i dottori della società) e le polemiche nello spogliatoio.

Kaepernick perde fiducia in se stesso e gli addetti ai lavori iniziano a rendersi conto dei suoi limiti tecnici e caratteriali. Entra in una spirale di eventi negativi dai quali non riesce più ad uscire.

I numeri ne sono una chiara testimonianza:

  • Colin Kaepernick: 8 partite (2-6), 144 completi su 244, 1615 yard di passaggio, 256  yard corse, 6 TD, 5 intercetti e un Passer rating di 78.5
  • Blaine Gabbert: 8 partite (3-5), 178 completi su 282, 2031 yard di passaggio, 185 yard corse, 10 TD, 7 intercetti e un Passer rating di 86.2 (con lo stesso roster a disposizione)

Le immagini di Kaepernick che annienta i Packers ai playoff e la gloriosa cavalcata dei suoi Niners al Super Bowl sembrano essere dei ricordi lontanissimi.

Le difese lo studiano e riescono a limitarlo facilmente, lui dimostra di non essere in grado di salire di livello e di evolversi tecnicamente.

Nell’ultimo drive del SB, Kaepernick ignora uno smarcato Randy Moss (cerchio azzurro) per il passaggio della possibile vittoria

Eppure l’occasione per rialzarsi c’è: i Broncos, allora campioni NFL, dopo il ritiro di Manning e il passaggio di Osweiler ai Texans, si ritrovano senza quarterback. Il general manager John Elway prova a portare a Denver proprio Kaepernick nonostante il poco CAP space a disposizione. L’accordo tra le due squadre è vicino, ma il giocatore rifiuta una riduzione (di 4,9 milioni di dollari) del suo stipendio e l’affare salta.

Arriva poi il fatidico momento della protesta.

È il 26 agosto 2016, partita di preseason: durante l’inno nazionale, la reporter locale Jennifer Lee Chan immortala accidentalmente Kaepernick seduto in panchina. Il numero sette è lontano dalle telecamere (per riconoscerlo occorre zoomare sulla foto) e sembra riposarsi vicino ai barattoli del Gatorade. È pensieroso, ma non ha l’aria di chi sta protestando contro qualcuno.

Poi 24 ore dopo, tramite il suo legale e tutta l’attenzione mediatica del caso, dichiara che la motivazione del gesto è politica: “Non starò in piedi a mostrare orgoglio ad una bandiera e ad un paese che opprime i neri e le persone di colore. Per me questa faccenda è più grande del football”.

La settimana successiva a San Diego, con tutti gli occhi puntati addosso, decide di inginocchiarsi per la prima volta insieme al compagno Eric Reid.

Dietro un grande uomo (non) c’è sempre una grande donna

Uno degli aspetti più bizzarri e controversi dell’allontanamento di Kaepernick è rappresentato proprio dalla sua attuale compagna.

È stata sempre una presenza ingombrante e nociva per la sua immagine. Fuori e dentro al campo. 

Il 14 febbraio del 2016, dopo diversi mesi di speculazioni, il quarterback e la conduttrice radiofonica Nessa Diab, vengono pubblicamente ripresi (come coppia ufficiale) durante l’evento di beneficenza organizzato al Camp Taylor, ricovero per bambini con problemi legati al cuore.

Quale sarebbe il problema vi starete chiedendo?

Ebbene, la signorina Diab ha da poco chiuso una relazione con il compagno di squadra di Kaepernick, Aldon Smith. Il linebacker, non digerisce assolutamente la storia tra i due, e l’inevitabile teatrino mediatico che ne viene fuori.

Il rapporto tra i due giocatori si inasprisce a tal punto da creare una vera e propria rottura all’interno dei San Francisco 49ers. Durante gli allenamenti, i due vengono addirittura alle mani e i giornalisti scrivono: “il quarterback ha perso la sua leadership”.

Un anno più tardi invece, il 2 agosto 2017, la compagna fa saltare all’ultimo una concreta trattativa con i Ravens.

La squadra di Baltimore, alla ricerca di un valido backup da affiancare al veterano Joe Flacco, individua in Kaepernick il giocatore giusto. Il capo allenatore John Harbaugh (fratello di Jim, colui che lanciò l’ex 49ers tra i Pro) e il GM Ozzy Newsome si convincono della scelta, nonostante lo scetticismo del proprietario Steve Bisciotti, preoccupato per il rumore mediatico che segue il ragazzo e per lo stretto rapporto tra la franchigia e l’accademia militare di Annapolis. 

Sembra davvero tutto fatto, ma un tweet pubblicato dalla compagna di Kaepernick fa calare il sipario sulla faccenda: la donna paragona infatti Ray Lewis (favorevole all’approdo di Colin a Baltimore) e Bisciotti ai personaggi interpretati da Samuel L. Jackson e Leonardo DiCaprio nel film “Django Unchained”.

Nella pellicola di Quentin Tarantino, Jackson interpretava il fedele schiavo di DiCaprio durante il periodo di schiavitù negli Stati Uniti. In sostanza, i rapporti sentimentali di Kaepernick non sono mai andati d’accordo con quelli professionali.

L’ultimo capitolo ad Atlanta

Il controverso provino, non del tutto positivo come si è raccontato (alcuni incompleti sui lanci lunghi), è il punto finale della storia tra la NFL e Kaepernick. Solo sette squadre hanno mandato uno scout ad esaminarlo (Denver non ha presenziato dopo i fatti del 2016), tutte e trentadue hanno deciso di non dargli una seconda possibilità, nonostante i numerosi QB infortunati.

Ma forse l’obiettivo che ha tentato di raggiungere Kaepernick nella periferia di Atlanta è stato proprio questo. Il filosofo greco Oraclito scriveva: “Su di un cerchio ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine.”

Nel cerchio della carriera di Kaepernick il punto di fine sembra essere arrivato.  

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