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Come sopravvivere sette mesi senza la NFL? Ecco la guida che ci salverà!

E poi, ad un tratto, capisci che la stagione NFL 2019 è già finita...

  • 9’ di lettura

Non sai se piangere, spaccare la TV o esultare perchè Kansas City ha vinto il Super Bowl, ma sicuramente stai pensando che dovranno passare quei maledetti sette lunghissimi mesi, dove avrai grosse crisi di astinenza, nell’attesa di rivedere il Football giocato.

Purtroppo la stagione NFL sembra durare molto poco, effettivamente 17 partite per la stagione regolare, sono davvero poche se facciamo paragoni con altre competizioni. Ma essendo uno sport molto fisico, pieno di infortuni e ricco di spettacolo, non potrebbe essere altrimenti. Insomma si punta sulla qualità e non sulla quantità.

Inoltre negli Stati Uniti, dove tutto funziona, si prova a favorire i tifosi nel seguire tutti e tre gli sport nazionali. Ecco perchè da settembre a gennaio gli americani seguono la NFL, poi l’attenzione si sposterà sulla NBA, che entra nel vivo, e poi sarà il turno della MLB. Un sistema sportivo perfetto, che cura ogni minimo dettaglio o problema.

Per gli amanti della NFL, il Superbowl è come un orgasmo: apice assoluto del godimento.

Come l’orgasmo, però, per noi che non siamo come il Rocco nazionale, passata l’euforia ti piomba addosso la voglia di girarti dall’altra parte e metterti a dormire, con la sensazione che per un po’ di tempo non accadrà di nuovo.

Beh, se si parla di football, quella post-orgasmo non è una sensazione, ma una terribile certezza: per ben 7 mesi non si batte chiodo!

Perché, al contrario delle passerelle milanesi, la primavera-estate del tifoso NFL è una lunga crisi d’astinenza in attesa che a settembre riprenda la Stagione Regolare (la preseason, diciamocelo, è un puro esercizio di stile).

La domanda, dunque, è una sola: come riempire, almeno in parte, l’horror vacui da NFL? Un primo punto è meglio metterlo subito in chiaro: non ci sono veri antidoti al lento scorrere dei giorni.

Anche perché farsi ibernare non fornisce ancora le giuste garanzie di successo. Ci scuserete l’ironia spicciola di chi almeno con i toni prova a sdrammatizzare. Ma la verità è che il problema è serio e merita un approccio rigoroso. Prima di dare spazio alla fantasia, dunque, meglio analizzare le cure ufficiali che la NFL stessa mette in campo.

Se vogliamo essere sinceri, fondamentalmente i rimedi ufficiali hanno l’efficacia di un’aspirina contro le doglie del parto, tranne, forse, per quei pochi malati che si nutrono di statistiche e previsioni e che sguazzano nella Offseason come una zecca sulla testa di Kaepernick.

Combine NFL, le 40 yard dash


Senza ripetervi i singoli appuntamenti vogliamo rassicuravi: ogni mese, (a parte giugno), c’è sempre qualcosa da guardare: dalle Combine alla Free Agency, dal Draft ai Training Camp di fine luglio. E a quel punto si inizierà a intravedere la luce.

Non è un granché, ammettiamolo: la maggiore utilità di tutti questi eventi è far clamorosamente sbagliare pronostici e illudere i tifosi (in particolare quelli di Cleveland, squadra che negli ultimi anni sembra avere la discutibile capacità di buttare scelte altissime come fossero biscotti scaduti).

Se, invece, siete tra quelli capaci di prevedere che lo sconosciuto di turno, scelto al sesto giro, diventerà uno dei giocatori più forti di sempre, potrete tornare a vantarvi tra una decina di anni.

Esaurito il canale ufficiale, per superare la crisi d’astinenza è necessario sondare altri mercati. Per esempio quello del football americano italiano. Dove l’aggettivo decisivo, in questo caso, è solo “italiano”.Ok, il passaggio è più o meno lo stesso che dal ristorante stellato al pranzo di nonna, ma come sanno tutti i nipoti, anche le nonne possono regalare delle soddisfazioni.

Il problema è che il ristorante ha il servizio take away di lusso, la nonna dovete per forza andare a trovarla. Niente telecamere tipo Madden (salvo qualche diretta su Fidaf TV), insomma, ma se avrete l’ardire di entrare in qualche “stadio”, troverete un gran bel clima sugli spalti (poco gremiti diciamolo) e uno spettacolo sul campo che appassiona per agonismo e generosità.

Inoltre, vedere una partita di questo livello dal vivo, fa capire quanto siano difficili e complicati tutti quei meccanismi che in televisione (e nella NFL) appaiono tanto automatici. Il calcio di trasformazione dopo un touchdown? Una vera impresa che richiede mira, forza, tempismo e coordinazione. Altro che punto scontato…

Il lancio di poche yard per la ricezione del Tight End? Un miracolo di movimenti disegnati che nemmeno una coreografia di Luca Tommassini, finte, controfinte, millimetri e urla incomprensibili. Insomma, un bel tuffo nella realtà più umile di uno sport che la patina splendente dell’NFL televisiva rischia di far dimenticare.

Un’altra alternativa molto meno ortodossa può essere quella di appassionarsi ad un altro sport a stelle e strisce, approfittando della sapienza americana che fa in modo di ruotare i principali campionati in modo che ci sia quasi sempre qualche lega nel vivo della stagione. Qui, però, si entra in un altro campo, e assomiglia molto alla mossa del tossico disperato che, anziché provare a disintossicarsi, cambia spacciatore quando il suo sparisce dalla circolazione.

Meglio, dunque, tornare entro i confini del football americano e puntare su abitudini più consuete. Il cinema, per esempio. Film sul football americano non ne mancano di certo, e anche se i più noti ormai li sappiamo a memoria, un bel ripasso, quando la mancanza di una telecronaca live si fa sentire, può regalare un paio d’ore di serenità.

Altrimenti, provando a esplorare strade un po’ diverse e meno battute, potreste puntare sulla lettura. Cosa??? Libri??? Esatto, proprio i libri. D’altra parte, è possibile pensare che uno sport così seguito e così naturalmente ricco di storie non abbia trovato spazio nella letteratura?

Infatti, le pagine a tema football non mancano di certo, forse vanno semplicemente scovate e gustate, perché potrebbero essere un inaspettato rimedio al nulla cosmico della lunga offseason.

Qualche idea?

La società americana nello specchio del football in Friday Night Light (edito da 66thand2nd), il capolavoro di H.G. Bissinger, già vincitore del Pulitzer, che ci racconta l’anno passato con la squadra liceale di Odessa, Texas.

Da non perdere anche il libro di Roberto Gotta con il suo Il mondo di Tom Brady, che lo diamo quasi per scontato, perché è come la vitamina C: fa sempre bene. È un po’ il rimedio della nonna, che magari non guarisce, ma di sicuro male non fa prima di passare, se necessario, a medicinali più invasivi.

Come potrebbe essere Don DeLillo, autore di culto, tra i top assoluti della letteratura americana contemporanea, che al football ha dedicato End Zone (edito in Italia da Einaudi): piccolo gioiello intriso di passione e sudore, scritto nel 1972, quando DeLillo non era ancora DeLillo, ma arrivato in Italia solo nel 2014.

Ma in realtà di libri sul football americano ce ne sono molti altri, e alcuni di questi meritano di essere scoperti, sia, in primis, per gli amanti del football, sia per gli amanti dei libri.

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