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New York Giants

La nuova strategia di Dave Gettleman riuscirà a risollevare i Giants?

Come e perché il General Manager dei newyorkesi ha cambiato radicalmente il suo modo di approcciare alla free-agency

  • 6’ di lettura

«Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare». Parafrasando Winston Churchill, potremmo fotografare il nuovo approccio adottato dalla dirigenza dei Giants in questa free-agency.

New York hanno deciso di cambiare, o meglio, Dave Gattleman ha deciso di mischiare le carte. Ha rielaborato alcuni dei sui principi in fatto di mercato, cercando di rilanciare così la franchigia.

Sono stati investiti tanti soldi, imbastite grosse trade, ma il risultato, negli ultimi due anni, non è davvero mai cambiato. E l’ambiente critico e affamato newyorkese ha iniziato a rumoreggiare. Proprio per questo motivo, il mercato 2020 ha offerto al front-office l’occasione giusta per provare ad invertire la rotta.

Nelle ultime due free-agency, Gettleman ha operato principalmente seguendo le orme del suo precedessore, Jerry Reese. Ha offerto tanti “signing bonus” (soldi alla firma) che vengono conteggiati nel salary cap per tutta la durata del contratto di un giocatore.

Un esempio: nel 2018, il left tackle Nate Solder firmò un quadriennale da 62 milioni, con 16 milioni in signing bonus, quindi 4 milioni per i successivi 4 anni (in caso di taglio verrebbero bruciati circa 13 milioni in dead money). 

Questo tipo di operazione ha costantemente appesantito il cap space, ostacolando di conseguenza il processo di ricostruzione della squadra.


La strada presa in questi giorni di marzo è, invece, per certi aspetti rivoluzionaria nell’economia della franchigia della Grande Mela, perché la struttura contrattuale dei nuovi acquisti consentirà maggiore flessibilità in futuro. Ma in che modo?

Il cornerback James Bradberry e il linebacker Blake Martinez, punte di diamante del mercato dei Giants, hanno firmato rispettivamente due contratti triennali; uno da 45 milioni (per l’ex Panthers) e uno da 30,75 (per l’ex Packers).

I due difensori, a differenza degli anni passati, non percepiranno nulla alla firma: entrambi avranno a disposizione solo “roster bonus”, soldi per essere rimasti in squadra fino ad una certa data che vengono distribuiti tutti e subito, quindi che non vanno ad intaccare il cap space negli anni successivi. Al termine della stagione 2021, i Giants non avranno neanche il problema dei dead money se dovessero decidere di tagliarli; al contrario di quanto accadrebbe proprio con Solder.  

Il motivo principale per cui il front office ha potuto applicare questa strategia è proprio l’ampio cap space (il settimo della NFL) avuto a disposizione in questa offseaon. Lo scorso anno Gettleman era stato frenato dalla firma di Solder e dal rinnovo di Odell Beckham Jr, siglato nel 2017. 

L’ultima volta che New York aveva potuto agire con così tanto margine salariale era stato nel 2016, quando vennero firmati il linebacker Olivier Vernon, il cornerback Janoris Jenkins e il difensive tackle Damon Harrison. I tre ricevettero in totale 38 milioni di bonus alla firma, e nessuno di essi terminò poi il suo contratto con i Giants. Gettleman si ritrovò così con il cap space intasato dopo averli scambiati e tagliati.

Il nuovo approccio ha invece due funzioni alla base di tutto: la prima è quella di poter rinforzare immediatamente il roster mantenendo comunque un buon margine per poter lavorare nel 2021 (quando il salary cap della NFL crescerà ancora). La seconda riguarda invece le estensioni contrattuali che i Giants dovranno quasi sicuramente firmare in seguito.

Il prossimo anno, infatti, Saquon Barkley avrà diritto ad una estensione (i rookie possono richiederla dopo il terzo anno di contratto), che lo renderà molto probabilmente il running back più pagato di sempre. Nell’offseason seguente, sarà il turno di Daniel Jones, che se dovesse dimostrarsi davvero il QB sui cui ricostruire, potrebbe firmare un contratto ricchissimo visto l’andamento del mercato dei quarterback. Discorso analogo per la 4a scelta assoluta al prossimo Draft, che potrebbe chiedere un cospicuo aumento negli anni a venire se dovesse rispettare le attese.


La ricostruzione dovrà passare poi proprio dallo sviluppo, e soprattutto, dal permanenza dei giocatori scelti al Draft. Il WR Sterling Shepard è l’unico giocatore, draftato dai Giants, ad aver terminato il suo contratto da rookie. Solo il TE Evan Engram e l’OT Dalvin Tomlinson potranno presto eguagliarlo.

Per questo motivo la dirigenza ha voluto potenziare un roster giovane, acquistando giocatori nel pieno della propria condizione fisica, cercando di ottenere quel connubio vincente che possa finalmente funzionare. L’efficacia del piano, ovviamente, sarà determinata dalla qualità tecnica dei giocatori, come ha spiegato e chiarito il presidente John Mara.

Dave Gettlman ha dunque voluto cambiare modus operandi con la speranza di poter presto intravedere a luce in fondo al tunnel. Ma se anche questa volta il piano non dovesse riuscire, in futuro ci sarà sicuramente modo e disponibilità economica per poterci riprovare. Sarà questa la volta buona?

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