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Dan Marino

La storia dell'Uomo Football

  • 8’ di lettura

Dan Marino è stato uno dei QB più prolifici della storia della NFL infrangendo record su record. Purtroppo per lui, durante la sua lunga carriera professionistica, non è mai stato in grado di vincere un Super Bowl.

Gli anni del College

Dan Marino nacque il 15 settembre 1961 a Pittsburgh. Dan, nonostante i grandi successi nel Baseball, decise di giocare a Football frequentando il college di Pittsburgh dal 1979 al 1982.

L’impatto che Dan ebbe sulla sua squadra fu straordinario e al suo terzo anno vinse lo Sugar Bowl contro Georgia. Nonostante le grandi aspettative per l’ultimo anno, Dan Marino deluse perdendo l’Heisman Trophy e il Cotton Bowl contro Eric Dickerson (recordman delle yards corse in una stagione).

Dan Marino sbarca nella NFL

A causa delle sue prestazioni deludenti scese di molte posizioni nel Draft del 1983 e fu scelto “solo” alla 27 dai Miami Dolphins. Prima di lui, vennero chiamati altri 2 storici: QB John Elway e Jim Kelly.

Dan Marino si prese il posto da titolare nella terza giornata quando sostituì il titolare Woodley. I numeri stagionali che fece furono subito impressionanti. In sole 9 (11 in totale) gare da titolare registrò 2210 yards, 20 TD e soltanto 6 intercetti per un passer rating 96.0. Queste prestazioni, gli valsero la prima convocazione al Pro Bowl.

Chiuse la sua prima stagione con un record complessivo di 12-4 e una sconfitta nel primo turno dei playoff.

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Il 1984 fu l’anno di Dan: 362/564 completi, 5084 yards (record battuto solo qualche anno fa da Brees) e il record di 48 TD (battuto da Manning nel 2004). Tra le partite da ricordare ci fu un match contro la miglior difesa sui passaggi della lega, i Washington Redskins. Marino segnò 5 TD con un Total Yards Offense di 552 yards (record di franchigia).

Miami chiuse con un record di 14-2 e Dan Marino vinse ovviamente il titolo di MVP della lega, tutto questo solo al secondo anno tra i Pro! Nei Playoff dopo aver battuto Seattle e Pittsburgh, Miami giunse al Super Bowl. Nell’unico Super Bowl giocato in carriera, Dan dovette affrontare i fortissimi 49ers guidati da Joe Montana e Jerry Rice.

Nonostante la sconfitta per 38-16 il giovane Quarterback fu fiducioso di poter tornare al Grande Ballo e vincere il titolo. Non era il solo a pensarlo visto che tutti gli analisti erano convinti che in futuro Dan Marino avrebbe portato il titolo ai Dolphins.

Il 1985 fu l’anno dei Chicago Bears che chiusero la regular season con un record di 15-1. Quell’unica sconfitta fu opera proprio di Dan Marino e compagni. Miami chiuse 12-4 e arrivò al Championship dove fu battuta dai New England Patriots che forzarono addirittura 6 turnover eliminando Marino dalla corsa al titolo.

L’attacco di Miami era privo di un gioco di corsa e tutto il peso dell’attacco era su Dan che dovette lanciare in una sola stagione addirittura 623 volte. Nonostante gli straordinari numeri di Dan Marino, Miami mancò i playoff per 4 anni di fila.

Le prime delusioni

Il ritorno di Miami ai Playoff ci fu nel 1990 con un record di 11-5 grazie a una difesa migliorata sensibilmente. Purtroppo però la corsa al titolo venne fermata da Jim Kelly e i suoi Bills, che avrebbero dominato per 4 anni di fila (perdendo tutti e 4 i Super Bowl) la AFC.

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Nel 1991, Miami mancò i playoff proprio all’ultima sfida, persa ai supplementari contro i New York Jets.

L’anno successivo grazie alla firma del tight end Keith Jackson (fu il miglior ricevitore della squadra), Dan Marino ebbe un’altra importante freccia nell’arco. Portò i Dolphins ai playoff con un record di 10-6. Nei playoff malgrado una vittoria contro i Chargers, i Dolphins si arresero ancora ai Bills.

Per Miami la stagione 1993 fu un incubo. Dan Marino venne colpito in uno dei primi match e si infortunò gravemente saltando tutta la stagione. Dan tornò al timone già nella stagione seguente e giocò una stagione di grandissimo livello: 4453 yards, 62,6% di completi e 30 TD con Miami che tornò ai playoff.

Nei Playoff dopo aver eliminato gli Chiefs (guidati da Joe Montana), vennero eliminati in un’intensa partita ricca di emozioni dai San Diego Chargers. Decisivo l’errore del Kicker di Miami Pete Stojanovich.

La stagione successiva, nonostante un sempre positivo Marino, la squadra venne eliminata nei playoff dai nemici Bills stavolta alle Wild Card. Il 1995 fu l’anno dei record per Dan che sbriciolò il record di yards passate in totale nella lega (48841 yards), quello di TD arrivando a 352 TD e quello di lanci completati con ben 3913 completi. La stagione di Miami invece fu come al solito una delusione.

Il leggendario allenatore dei Dolphins (25 anni di incarico) Don Shula decise di lasciare. Jimmy Johnson, reduce dai successi di Dallas, prese l’incarico.

Purtroppo il rapporto tra il nuovo allenatore e Dan Marino non fu mai idilliaco. Johnson cambiò il modo di approcciare le partite preferendo di più le corse che i lanci. Migliorò moltissimo la difesa dei Dolphins. L’unica cosa positiva del primo anno del coach furono le 1000 yards corse dal RB Jabbar.

Il ritiro

Dopo aver disputato stagioni deludenti con un paio di eliminazioni precoci ai Playoff, si giunse al 1999, ultimo anno di Dan Marino.

Dan dopo una lunga carriera riuscì a vincere la prima partita in trasferta nei playoff contro Seattle, ma nel turno successivo subì una pesantissima sconfitta dai Jaguars vittoriosi 62-7! A Marino fu offerto di giocare una stagione con i Vikings che annoveravano stelle del calibro di Randy Moss e Cris Carter, ma Dan rifiutò l’offerta.

L’addio di Dan Marino al Football Americano lasciò un grande vuoto a tutta la lega, mentre i Dolphins ritirarono la sua maglia n.13.

Al primo anno di eleggibilità nel 2005 Marino entrò nella Hall Of Fame insieme a un’altra leggenda, Steve Young. La cosa più impressionante nello stile di Dan Marino era il suo velocissimo rilascio della palla e la capacità di produrre con gran facilità yards e TD.

Nonostante non sia mai riuscito a vincere un anello, Dan Marino resterà per sempre nella storia della NFL e dei Dolphins visto che ha fatto impazzire i fan con giocate di altissimo livello.

Per rimanere nella leggenda non serve per forza un titolo e Dan Marino è la dimostrazione di questo teorema.

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