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Cleveland Browns

Joe Thomas, il ritiro di una bandiera

Dopo 11 anni di onorata carriera Thomas saluta i Browns

  • 9’ di lettura

Si è spenta l’unica luce in fondo al tunnel dei Cleveland Browns: Joe Thomas ha deciso di dire basta dopo 11 anni nella NFL, pieni di giocate incredibili per quanto riguarda le performance, ma completamente privi di successi.

Senza nessun forse, Joe Thomas si può definire come il talento più sprecato degli ultimi 20 anni della storia NFL.

Per talento sprecato non si intende un giocatore problematico fuori dal campo e che ha bruciato il suo talento da solo, ma un giocatore che è finito nella peggior franchigia della NFL, che nei suoi 11 anni di permanenza non gli ha saputo dare quasi niente e ha praticamente buttato via il suo pazzesco talento.

(Frank Jansky/Icon Sportswire)

I primi anni del College

Joe è nato in Wisconsin e da adolescente frequentò la Brookefield Central High School, giocando in tantissimi ruoli: Right Tackle, Guardia, Left Tackle, Defensive End, Tight End, Kicker e addirittura Punter.

Grazie a una stagione da 85 placcaggi e 12 sacks fu nominato difensore dell’anno dalla WFCA (Wisconsin Football Coaches Association). Joe nonostante le tante proposte da vari college, decise di restare a casa per frequentare la University of Wisconsin.

Nei Badgers (squadra dell’università) giocò Left Tackle e dopo essere stato inserito nel first team 2005, fu dichiarato All-American nel 2006. Già nell’anno da Junior (2005), fu notato da tantissimi analisti che lo vedevano per una scelta nei primi 15. Grazie alla stagione 2006, le quotazioni di Thomas salirono ancora di più.

Joe sbarca al Draft NFL

Al Draft 2007 i primi a scegliere erano gli Oakland Raiders, che selezionarono la peggior prima scelta di tutti i tempi, Jamarcus Russell. I successivi a scegliere furono i Detroit Lions che chiamarono un altro giocatore che avrebbe meritato più fortuna per quanto riguarda le vittorie, ossia Calvin Johnson.

Alla terza scelta, i Browns selezionarono Joe che firmò un contratto di 6 anni dal valore di 43 milioni di dollari. Nel Training Camp, Joe si guadagnò immediatamente il posto di Left Tackle titolare e iniziò il primo di una lunga serie di snap contro i Pittsburgh Steelers.

La prima stagione fu incredibile dal punto di vista personale, bloccando alla grande per il QB Derek Anderson, addirittura nel mese di novembre fu nominato rookie del mese. I Browns vinsero ben 10 partite quell’anno, ma rimasero comunque fuori dai playoff.

Curiosamente questa sarà la stagione con più vittorie per Joe. La stagione di Joe non finì insieme ai Browns, perchè l’OT fu convocato al Pro Bowl. A fine anno arrivò secondo nella classifica di rookie dell’anno, battuto soltanto dal fenomeno dei Vikings Adrian “All Day” Peterson.

All-Pro, Pro Bowl e tante delusioni

Dopo l’anno da rookie, Joe si ritrovò a proteggere ben 4 QB diversi e soprattutto Cleveland crollò in un record di 4-12. Negli anni seguenti, Cleveland conquisto rispettivamente 5-5-4 vittorie, mentre Joe cercò di consolarsi con i cinque Pro Bowl consecutivi e ben 3 convocazioni nel “First Team All-Pro” (nel 2008 fu messo nel “Second Team All-Pro”).

A fine stagione 2011, Joe aveva protetto la bellezza di 8 QB in 5 anni. Joe nonostante gli insuccessi di squadra decise di restare ai Browns. I Browns, invece continuarono a perdere anche nel 2012 chiudendo con sole 5 vittorie.

Thomas continuò la sua striscia di snap consecutivi, visto che da inizio carriera non aveva saltato un singolo snap. L’Highlander del football centrò l’ennesimo Pro Bowl, inoltre venne inserito nel “Second Team All-Pro” dopo ben 3 First Team consecutivi.

10 Pro Bowl e il record di snap giocati

Dopo l’ennesima stagione disastrosa, i Browns videro un piccolo miglioramento nel 2014 chiudendo l’anno sul record di 7-9, il massimo numero di vittorie dalla stagione 2007, anno di debutto di Thomas.

L’OT continuò a collezionare performance di alto livello che gli garantirono la convocazione fissa al Pro Bowl, fu infatti l’ottava volta consecutiva. Fu inserito anche per due volte consecutive nel “First Team All-Pro”.

A fine stagione 2014, Joe aveva bloccato per 14 QB diversi e aveva visto il cambio di ben 5 panchine. I Browns, riuscirono a sprofondare ancora di più toccando il punto più basso nella stagione 2015 con appena 3 vittorie, il minimo dalla stagione 2000 e nella carriera di Thomas.

Joe riuscì comunque a centrare l’accoppiata Pro Bowl-First Team e vide l’ennesimo cambio di panchina, visto che Mike Pettine fu licenziato per far posto a Hue Jackson.

Purtroppo per Thomas, la stagione 2016 fu ancora più disastrosa della precedente con i Browns che raggiunsero ben 14 sconfitte consecutive prima di riuscire a battere i San Diego Chargers nel giorno di Natale.

Ancora una volta Thomas fu convocato al Pro Bowl e si unì al ristrettissimo club di giocatori con 10 Pro Bowl consecutivi da inizio carriera. In tale élite club ci sono appena 5 giocatori: Merlin Olsen, Mel Renfro, Barry Sanders, Lawrence Taylor e appunto Joe Thomas.

A inizio stagione 2017, Thomas è diventato il primo giocatore della storia a raggiungere i 10000 snap consecutivi, divenendo a tutti gli effetti “l’Highlander” della NFL. Purtroppo, però, anche uomini d’acciaio come Thomas hanno i punti deboli e verso la fine di ottobre in una partita contro i Tennessee Titans, Joe si infortunò e chiuse in un sol colpo striscia di snap e stagione.

Neanche a dirlo, Cleveland riuscì a toccare un nuovo minimo storico nella stagione 2017, visto che alla casella di vittoria stagionale comparse un funereo zero.

Joe ha deciso di lasciare il football e lo fa dopo aver protetto in 11 anni, la cifra astronomica di 21 QB (quasi due diversi all’anno) e aver visto il cambio di ben 6 allenatori.

Quello che Joe ha lasciato nella NFL non sono solo i suoi record e le sue prestazioni, ma un amaro rimpianto perchè forse in altri lidi sarebbe potuto diventare più grande di quello che è effettivamente stato.

Thomas è stato il simbolo dei Cleveland Browns, l’unica luce accesa in questi 10 anni bui di Cleveland (che forse un giorno finiranno), il simbolo di una città, l’unico in grado di guadagnarsi sul campo il rispetto di tutti nonostante avesse alle spalle la peggior squadra della lega.

Nel suo discorso di addio ha detto frasi come: “Sono orgoglioso di chiamare Cleveland, Casa” e (frase di chiusura) “Sarò sempre un Cleveland Brown”. Queste frasi denotano un amore che va oltre il concetto di vittoria e di sconfitta, una passione senza confini per una città e per un gioco duro come il football.

Tra 5 anni quest’uomo verrà inserito in Hall of Fame al 100%.

Zero problemi, Zero lamentele, Zero Partite di Playoff, ma in compenso ci ha messo il cuore in tutto quello che ha fatto, un cuore che lo ha reso un giocatore (e uomo) davvero speciale e allo stesso tempo straordinario!

Grazie di tutto Joe!

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